Volgere lo sguardo


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Hagalil - Photo by Eran Menashri on Unsplash
Hagalil - Photo by Eran Menashri on Unsplash

19 gennaio 2021

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 2,23-28 (Lezionario di Bose)

In quel tempo23avvenne che di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe. 24I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». 25Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? 26Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell'offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!». 27E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! 28Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato».


Guarda” (v. 24). Molto diretta la richiesta fatta a Gesù dai farisei nel brano appena letto. Ma lo abbiamo davvero letto? Infatti molto più importante di queste poche parole di commento è leggere il testo, leggerlo lentamente, con attenzione, fermandosi sui termini che più ci colpiscono perché è per loro tramite che possiamo arrivare a leggere tra quelle parole la Parola che oggi il Signore ci rivolge. Ma ci torneremo.

Intanto fermiamoci un attimo sull’imperativo rivolto dai farisei a Gesù: “Guarda”, altre volte tradotto anche con “ecco”. Colpisce molto questo modo di rivolgersi a Gesù. Ma perché mai questi farisei si rivolgono in questo modo a Gesù?

Il motivo è molto chiaro: i farisei vogliono che Gesù guardi i suoi discepoli che stavano contravvenendo la legge. Dunque i farisei chiedono a Gesù di guardare per condannare. Ma Gesù ha uno sguardo ben diverso! Gesù volge il suo sguardo da un’altra parte, lo rivolge su altri aspetti molto più importanti delle contravvenzioni dei suoi discepoli! E lo stesso fa con noi, con i nostri lati più oscuri, con i nostri sbagli e i nostri peccati. 

“Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: ‘Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre’” (Mc 3,34-35). Gesù volge il suo sguardo su di noi che oggi cerchiamo la volontà di Dio contenuta in questo brano del vangelo per cercare di compierla. E così facendo possiamo diventare fratelli, sorelle e addirittura madri di Gesù.

Non avete mai letto …?” (v. 25). Se la domanda dei farisei era molto diretta, la risposta di Gesù è altrettanto diretta! 

È interessante notare come Gesù risponda a chi lo interroga non con una risposta, ma facendo un’altra domanda. Così facendo vuole rilanciare la discussione per giungere a una conclusione che non sia una sentenza piovuta dall’alto ma frutto di un ragionamento fatto insieme.

A chi gli chiede di guardare gli altri per condannarli Gesù chiede se non abbia mai letto. Ma leggere è sempre un’operazione che ha il suo fine più alto nel leggersi. E in questo le Scritture hanno un ruolo di primaria importanza! Ma possiamo estendere questa attitudine della lettura a tutte quelle letture che aiutano a guardarci dentro. 

Dunque possiamo concludere che Gesù propone ai farisei di volgere lo sguardo non tanto sugli sbagli degli altri ma su loro stessi. E questo vale anche e soprattutto per noi oggi. Dobbiamo volgere lo sguardo non tanto sugli sbagli degli altri ma su noi stessi. 

Ecco dunque la Parola che ci viene offerta oggi da questo brano evangelico. Ogni volta che guardiamo agli altri per condannarli (e quante volte ci capita!) cerchiamo di volgere il nostro sguardo da un’altra parte, cioè su noi stessi. Infatti non troviamo anche in noi stessi molti motivi di condanna? 

Ma il secondo passo da far fare al nostro sguardo è quello di sintonizzarlo con quello di Gesù. Gesù infatti non è venuto per condannarci, ma per salvarci. E se ci sentiamo mortificare da certe leggi o comandamenti religiosi teniamo presente che questi in realtà hanno lo scopo di portarci gioia e vita in abbondanza. 

Questo significano le parole conclusive di Gesù: “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!” (v. 27). 

fratel Dario