Sospiro profondo


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Negev
Negev

13 febbraio 2021

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 8,11-26 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 11Vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova. 12Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno». 13Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l'altra riva. 14Avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. 15Allora egli li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». 16Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane. 17Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? 18Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, 19quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». 20«E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». 21E disse loro: «Non comprendete ancora?». 22Giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo. 23Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». 24Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano». 25Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa. 26E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».


Gesù sospirò profondamente. Credo che questo sospiro profondo sia il riassunto emotivo e teologico della lotta sostenuta da Gesù nel nostro brano.

Gesù viene messo alla prova sia dai farisei che dai discepoli. Le autorità lo contraddicono, i discepoli non capiscono e Gesù sospira come aveva appena fatto per invocare il soffio dello Spirito sul sordomuto affinché gli si aprissero orecchi e bocca (cf. Mc 7,34). “Apriti, apritevi!”, invoca questo suo sospiro: “Ricevete lo Spirito!”, che è soffio.

Paolo nella lettera ai cristiani di Corinto dice: “Non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere ciò che Dio ci ha donato ... Ma l’uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito di Dio” (cf. 1Cor 2,12-14).

Gesù ha ricevuto lo Spirito (cf. Mc 1,12) che l’ha sospinto nel deserto per essere tentato e ha accettato di sostenere a lungo la tentazione, perché ricevere lo Spirito non basta, bisogna accettare di mettere in pratica i comandamenti di Dio, sostenere la lotta durante tutta la vita. È quello che fa in questo testo con il suo profondo sospiro. I farisei, chiedendo un segno dal cielo, mettono Dio alla prova. “Non tenterete il Signore vostro Dio” (Dt 6,16). Vogliono il segno di una manifestazione di potenza da parte di Dio, un Dio immaginato da loro però, perché sul Sinai il Dio del popolo di Israele, il Dio di Gesù, non ha dato a Mosè altro segno se non le sue dieci parole scolpite nella pietra come chiamata ad obbedirvi.

Per riprendere le parole di Paolo appena citate: che cosa ci ha donato Dio, se non il segno dell’unico pane di vita nella barca con i discepoli, Gesù stesso? È l’unico che sa lottare contro il lievito di tutti quelli che cercano di vivere secondo lo spirito del mondo, discepoli compresi. È uno spirito che sposa il male che si annida in noi, come quello che si rivela nell’intenzione dei farisei di questo brano, e che sposa l’intontimento e le ansie dei discepoli, incapaci di discernere in quello che hanno appena vissuto l’accaduto del segno divino: la condivisione feconda dei pani con la folla nel deserto (cf. Mc 8,1-9) come Dio aveva dato la manna (cf. Es 16,31), e il profeta Eliseo aveva nutrito il popolo (cf. 2Re 4,42-44).

Gesù incita i discepoli a combattere la tentazione dell’intontimento con l’ammonizione a ricordare (cf. v. 18). Ricordare gli eventi per custodirli nel cuore come fece Maria, tentare di capirli, di dare un significato: tirare fuori il segno appunto, e ricordare le Scritture. L’insegnamento di Gesù, per dono di Dio, resterà scolpito nei loro cuori e darà frutto più tardi, quando davanti all’assenza del suo corpo seppellito, sapranno interpretare la sua presenza di Risorto come ricordo degli eventi vissuti con lui, riconoscimento della loro stoltezza, rilettura delle Scritture profetiche, condivisione del pane e comprensione più profonda dell’incarnazione del Signore nel suo corpo offerto per la nostra vita: “Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?” (Lc 24,25). Il Cristo crocifisso e risorto come l’unico segno per noi.

sorella Sylvie