La strategia del prima e mentre


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Photo by Martin Adams on Unsplash
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25 febbraio 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 5,20-26 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 1vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 2Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: 20Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. 21Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. 22Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: «Stupido», dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: «Pazzo», sarà destinato al fuoco della Geènna.
23Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. 25Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. 26In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo!


Un brano del Discorso della Montagna in cui Matteo presenta le caratteristiche di Gesù e del discepolo. La Legge, da tradurre meglio con “insegnamento”, ribadita via di accesso al Regno, dunque non un itinerario da cercare o inventarsi, ma un cammino già conosciuto e percorso da altri, interpretato e non sostituito.

Gesù non promulga, come spesso si sostiene, una nuova Legge, ma propone sei esempi del suo modo di leggere ed attualizzare. Tre al negativo, tre al positivo come i precetti rabbinici: 613 in tutto, 248 positivi, lo stesso numero delle ossa del corpo (da praticare con tutto ciò che ci sostiene); 365 negativi (un no da dire ogni giorno).

Interpretazione, il metodo già conosciuto che Gesù personalizza, senza cedere al letteralismo integralista o al pigro e schiavizzante “è scritto così”. Interpretazione che toglie il limite auto-scusante, va all’intenzione del legislatore, si assume la responsabilità e il rischio del “io vi dico”, cioè di attualizzare e incarnare qui ed ora, per me. “Io dico” in una lettura cristiana che non poggia solo sulla interpretazione della Scrittura propria o tradizionale, ma sulla persona di Gesù, sul suo modo di leggere (cf. 12,1-8; 23,33; che aggiunge altri due elementi essenziali: gerarchia dei precetti e misericordia di Dio).
“Abbondare più degli scribi…” non un paragone quantitativo, fare di più ancora, ma la richiesta di una giustizia che si allarghi, che raggiunga ogni settore del vivere, soprattutto il parlare, modalità di relazione umana per eccellenza.

In orizzontale, non in verticale, più larga, non più alta.

Non riguarda solo il punto di arrivo, ma il cammino stesso con le sue sbavature, piccoli cedimenti.

È rivolta esclusivamente alla seconda/prima persona singolare, “tu/io”, senza le esenzioni della reciprocità (fa all’altro come lui fa a te). Sta proprio qui la pesantezza del Vangelo, che non riusciamo a portare da soli (cf. Mt 11,29 s.). Non è mai elenco di diritti da esigere dagli altri, ma di doveri da compiere personalmente: questione di vita o di morte, entrare o non entrare nel Regno.
Proprio le aspettative, ciò che si desidera, diventa criterio del proprio agire (cf. Mt 6,12).

Non un solo embolismo, allargamento di quanto detto sul “non ucciderai”, ma due, testualmente inseparabili e complementari, inseparabili anche nel loro messaggio. Mi sembra vogliano suggerire le modalità del recupero possibile, riconciliazione ed accordo, guardando realisticamente all’umano non essere all’altezza delle richieste del Signore.

Tuo fratello/tuo avversario: persone cui si è legati in modo diverso, richiedono la stessa disposizione d’animo. Forse anche l’idea che è richiesto lo stesso atteggiamento anche quando la stessa persona assume posizioni di inimicizia: anche in questo caso il problema dell’essere fedele all’insegnamento del Signore è mio, non suo!

Non la preoccupazione di una migliore offerta, ma di essere un offerente purificato nelle proprie relazioni.
Consapevole di essere davanti al giudizio di Dio sull’uomo sempre da colpevole. Scappatoia orizzontale, non verticale, “prima e mentre”: riconciliazione/cambiamento e accordo benevolo dell’uomo con l’uomo.

un fratello di Bose