Relazioni nuove


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Photo by Monika Grabkowska on Unsplash
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4 marzo 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 7,1-11 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:" 1 Non giudicate, per non essere giudicati; 2perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. 3Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? 4O come dirai al tuo fratello: «Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio», mentre nel tuo occhio c'è la trave? 5Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello.
6Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi. 7Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. 8Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. 9Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? 10E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? 11Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!


“Non giudicate” (Mt 7,1). Questa la prima parola che oggi Gesù rivolge ai suoi: non pensate male, non dite male, non agite male nei confronti dell’altro, passate dalla sentenza di condanna alla sentenza di misericordia, come scrive Giacomo nella sua lettera: “La misericordia ha sempre la meglio sul giudizio” (Gc 2,13). È il modo di essere e di fare di Dio in Gesù, il Figlio: “Dio ha tanto amato il mondo… da mandare il Figlio nel mondo non per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui” (Gv 3,16-17). È il modo di essere e di fare dei discepoli di Gesù sulle orme di Gesù: “Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro…; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti… Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5,44-45.48). In questa prospettiva il “non giudicate” è un capitolo dell’“amate” come il Padre in Gesù, e solo chi ama, tolta la trave del disamore, ha occhi giusti per vedere l’altro per quello che è: figlio di Dio, fratello e sorella, erede della vita eterna. Ha occhi giusti per il passaggio dal giudizio alla correzione fraterna, il togliere la pagliuzza dall’occhio dell’altro mosso da un amore che traduce quello del Padre che corregge con sapienza e amore i figli che egli ama al punto da volerli perfetti, belli e buoni (Eb 12,4-11). Un’arte, questa della correzione fraterna, propria a Dio, a Cristo il medico e ai posseduti dal loro amore che risveglia la coscienza al dirsi: “Ma chi sei tu, che giudichi il tuo prossimo?” (Gc 4,12). Non puntare il dito contro di lui in base ai tuoi pregiudizi ma riconoscilo, accoglilo, porta il peso del suo limite (Ef 4,2) e amalo al punto da desiderarlo ad altezza del Padre e del Figlio da permetterti potature fatte con arte: “Correggetelo con spirito di dolcezza” (Gal 6,2), sapendovi fratello trave a fratello e sorella pagliuzza, sapendo che saremo misurati con la misura con la quale misuriamo.

“Non date le cose sante ai cani” (Mt 7,6). Un avvertimento alla Chiesa giudeo-cristiana al come annunciare il Vangelo ai cagnolini, i pagani (Mt 15,26-27), un avvertimento alla Chiesa di oggi a recuperare la “disciplina dell’arcano” nell’introdurre all’esperienza evangelica. Non attraverso la via della costrizione, della paura, della seduzione psicologica e della propaganda che finisce per generare plagiati e arrabbiati, ma attraverso la via del rispetto estremo della cosa santa del Vangelo e della cosa santa della coscienza, nella fedeltà al registro della libertà. Un dossier, questo dello stile dell’annuncio, che domanda di essere riaperto con urgenza.

“Chiedete e vi sarà dato” (Mt 7,7). È la terza perla consegnata a noi dal Vangelo di oggi e riguarda la nostra relazione di figli con il Padre con viscere materne di Gesù, figli che nel Figlio hanno avuto in dono “la libertà di accedere a Dio in piena fiducia” (Ef 3,12) con la “sapienza del mendicante” (Jeremias) che osa chiedere, cercare e bussare sapendo di ricevere, di trovare, di porte che si aprono. Condizione perché questo accada è l’aprirsi al Padre-Madre ricchi del desiderio di venire esauditi, il volerlo fortemente che dischiude al domandare “con fede, senza esitare”, senza indecisione (cf. Gc 1,5-8), e ancora è il chiedere “cose buone” (Mt 7,11), in Luca lo Spirito santo (Lc 11,13), in Giacomo la sapienza (Gc 1,5-8) e si potrebbe continuare. Come un padre e una madre sanno dare cose buone ai figli, pane-gioco-sonno-cultura-affetto-senso alla vita, così il Padre materno dei cieli dona a quanti glielo chiedono il suo amore, la sua parola, la sua forza nella tribolazione, il suo perdono, la vita eterna, la sua capacità di amare giusti e ingiusti a partire da chi è nel bisogno. Cose buone riassunte nel dono del Figlio e del suo Vangelo. La preghiera di domanda e di ringraziamento ci rivela come figli di dialogo con il Cielo.

fratel Giancarlo