Cose nuove e cose antiche


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Photo by John Price on Unsplash
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5 marzo 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 7,12-20 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:"12Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.
13Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. 14Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano! 15Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! 16Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? 17Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; 18un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. 19Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. 20Dai loro frutti dunque li riconoscerete.


L’insegnamento di Gesù contenuto nel discorso della montagna scuote le coscienze assopite, propone nuove e più radicali interpretazioni della Legge di Mosè, invita all’“ortoprassi”, a un’azione retta e concreta, personale e comunitaria, apre un futuro inedito di speranza.

Il primo versetto di oggi ci offre una massima di condotta universale già presente nel giudaismo (cf. Tb 4,15), nel mondo greco, nel confucianesimo e in altre culture, ma finemente rielaborata in senso positivo da Gesù. La “regola d’oro” non è altro che un’interpretazione del comandamento dell’amore del prossimo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso” (Mt  22,39). L’amore per l’altro non è un vago sentimentalismo filantropico, risuona nel cuore di ciascuno come un appello ad assumere l’iniziativa di bene con responsabilità e nella gratuità totale, abbandonando la logica della reciprocità e del tornaconto personale.

Nei due versetti successivi Gesù ci esorta a entrare per la porta stretta (“tribolata”) e a percorrere la via angusta (Mt 7,13-14): è la via ardua che conduce a una vita umana e che comporta difficoltà e necessita di tutto il nostro sforzo e della nostra sollecitudine verso i nostri fratelli e le nostre sorelle in umanità. Scrive Dietrich Bonhoeffer: “A noi resta solo la via stretta, qualche volta quasi introvabile, di accogliere ogni giorno come se fosse l'ultimo, e di vivere però nella fede e nella responsabilità come se ci fosse ancora un grande futuro davanti a noi. Pensare e agire pensando alla prossima generazione, ed essere contemporaneamente pronti ad andarcene ogni giorno, senza paura e senza preoccupazione: questo è l'atteggiamento che praticamente ci è imposto e che non è facile, ma tuttavia è necessario mantenere coraggiosamente”.

“Guardatevi dai falsi profeti”: Gesù ci mette in guardia dal male dell’ipocrisia e della doppiezza, che si può insinuare in noi stessi e nelle nostre comunità. I falsi profeti sono lupi rapaci travestiti da pecore. Occorre allora esercitarsi nell’arte del discernimento delle loro opere per non lasciarsi incantare dalle loro labbra adulatrici. Il loro comportamento genera frutti marci, cattivi: “Sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere” (Gal  5,19-21).

I veri discepoli di Gesù sono stimolati a portare frutti buoni. La nostra fede è vana senza le opere di giustizia, il nostro credere un gioco intellettuale, forse appagante, ma falso e ipocrita senza la presenza di una prassi concreta di liberazione, fatta di umiltà e disinteresse. Non c’è vita interiore né cammino spirituale senza un tracciato chiaro e luminoso di opere buone, che nascono e maturano nel silenzio di una quotidianità esigente e fedele, sotto la guida dello Spirito santo: “Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal  5,22).

 fratel Giandomenico