Obbedienti all’amore


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /home/monast59/public_html/templates/yoo_moustache/styles/bose-home/layouts/article.php on line 44

Photo by Mathieu Perrier on Unsplash
Photo by Mathieu Perrier on Unsplash

9 marzo 2021

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 8,34-38 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù 34convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 35Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà. 36Infatti quale vantaggio c'è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? 37Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita? 38Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».


È una parola rivolta a tutti; Gesù ha chiamato accanto a sé la folla e i discepoli e a tutti ricorda le condizioni indispensabili per andare dietro a lui. “Se uno vuol venire dietro a me, dica di no a se stesso”. 

“Dica di no a se stesso”: è un’esigenza umana, prima ancora che cristiana. Per entrare in relazione con l’altro, per avviare un dia-logo (cioè una parola tra me e l’altro), devo dire di no alla mia istintiva pretesa di aver ragione, al desiderio di imporre la mia volontà contro l’altro e sull’altro. È la condizione preliminare per fare spazio a una parola “altra” dalla mia, per accogliere l’altro nella sua peculiare diversità, senza volerlo dominare, senza trasformarlo a mia immagine e somiglianza. 

Gesù chiede qualcosa di più, ci chiede di seguirlo amando come lui ha amato, donando la propria vita, vivendo a ogni istante quelle parole che ci ha insegnato a dire nel Padre nostro: “Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”. Questa è stata innanzitutto l’invocazione di Gesù stesso, che ha fatto della volontà del Padre il suo cibo quotidiano, anche quando ha dovuto sostenere la lotta (agonía) nel Getsemani: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Lc 22,42). Gesù ha chiesto la forza di realizzare fino alla fine la volontà del Padre, di essere obbediente all’amore “fino alla morte e alla morte in croce” (Fil 2,8).

“Chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre” (Mc 3,35). È questa la via per diventare fratelli e sorelle di Gesù, vivendo nella nostra vita quelle parole del salmo 40 cui Gesù per primo ha dato compimento: “Tu non hai voluto né sacrificio, né offerta, un corpo invece mi hai preparato… Ecco io vengo per fare la tua volontà”. “Mi hai preparato un corpo”: ci è stata data la vita perché diventi narrazione dell’amore di Dio per gli uomini, e questo nel quotidiano, senza grande clamore, ma lasciando trasparire sul nostro volto, nelle nostre parole, nel nostro agire la tenerezza, la misericordia del Padre per ogni essere umano, per ogni creatura, anche quando tutto questo si scontrerà con il rifiuto, con l’inganno, con l’ostilità di chi rifiuta l’amore. 

A volte però diamo una cattiva interpretazione della volontà di Dio. Diciamo: “Dio mi ha mandato questa malattia”. Ma è possibile che Dio ci voglia malati? Che voglia la nostra sofferenza, che voglia la nostra morte? È forse un Dio invidioso della nostra vita, della nostra gioia? Dio non manda la sofferenza, ma posso vivere la sofferenza lungo una strada che porta a Dio, posso viverla “secondo Dio” o nella ribellione e nell’odio; Dio non manda la morte, ma posso viverla con Cristo come un passaggio verso la vita con il Padre. 

“Questa è la volontà di Dio: che a dispetto di tutto, di tutte le fatiche, di tutte le sofferenze, di tutte le contraddizioni, di tutte le cattiverie che formano la grande fatica del vivere, noi non perdiamo la fiducia che esse non sono l’ultima parola. Questo è. Perciò preghiamo con tutto il nostro essere: ‘Sia fatta la tua volontà e non la nostra’. Perché la nostra non si perde nessuna occasione per fare del male, gode del suo perverso potere, ha una concezione delirante dell’onnipotenza. La nostra pagherebbe un prezzo inaudito per disporre del potere che si immagina essere la segreta risorsa di Dio, l’arma vincente per la conquista di ogni dominio sulla terra. E rimane delusa quando scopre che l’infinita tenacia dell’amore è la segreta sorgente del potere di Dio” (da P. Sequeri, Senza volgersi indietro).

Come imparare a discernere concretamente la volontà di Dio? Scrive Giovanni Cassiano (V secolo): “Ecco a che cosa devi tendere con tutti i mezzi: applicati con costanza e assiduità alla lettura della Scrittura, fino a che un’incessante meditazione non impregni il tuo cuore e per così dire la Scrittura non lo trasformi a sua immagine e somiglianza” (Conf. 14,10). Dire di no a se stessi per trasformare il cuore a immagine e somiglianza della Scrittura, diventare in mezzo agli uomini una parola vivente del vangelo.

sorella Lisa