Decentramento da sé


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Photo by Riley on Unsplash
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12 marzo 2021

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 9,30-37 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù 30e i suoi discepoli, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. 31Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». 32Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. 33Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». 34Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. 35Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti». 36E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: 37«Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato»


Gesù vuole stare solo coi discepoli per comunicare loro la sua lucida e dolorosa consapevolezza di ciò che lo attende, ma anche la sua fede nella resurrezione. Gesù cerca un’intimità con loro nella solitudine per renderli consapevoli: forse, perché spera nella loro empatia fraterna, o forse, conoscendoli bene, perché siano aiutati a non distrarsi, a non fuggire dall’ascoltarlo. E per la seconda volta Gesù annuncia loro la sua passione, morte e resurrezione: annuncio insopportabile, e anche incomprensibile per loro. 

E il Vangelo, a nostro insegnamento e correzione, non attenua la penosa verità: che i discepoli non comprendevano, ma soprattutto non volevano comprendere, e per questo non gli facevano domande in proposito. La volontà di non ascoltare per non capire la conosciamo: è frutto del nostro rifiuto di diventare responsabili di ciò che ascoltiamo, della chiamata alla conversione che è per noi sempre la parola di Dio e di Gesù. È la tentazione perenne denunciata da Isaia (30,9-11): “Dicono ai profeti: Non fateci profezie sincere, diteci cose piacevoli, profetateci illusioni!”.

Ma c’è una cosa ancora più penosa: per strada, mentre Gesù parlava loro della sua morte e resurrezione, o subito dopo, essi parlavano di tutt’altro fra di loro. Infatti, quando furono in casa, Gesù chiese loro di cosa avessero discusso lungo la via. 

Ma essi tacevano, perché sapevano che non era stata una discussione sensata: siamo tutti infallibili nell’indovinare quali pensieri, parole e gesti nostri contraddicano l’amore, cioè la volontà del Signore. Infatti avevano discusso su chi fosse il più grande tra loro, già preoccupati per la successione più che per la morte di Gesù: per dimenticare la morte non c’è niente di meglio che la ricerca del potere.

Questo Vangelo è una catechesi sull’uso della nostra parola: sul non fare domande quando sarebbero necessarie, sul parlare invece di ascoltare, sul silenzio vile, quello per non rendere conto delle proprie parole o gesti o omissioni.

Ma Gesù ci stupisce ancora una volta: non rimprovera loro l’illusione della brama di primeggiare, neppure l’insensibilità verso di lui e le sue drammatiche parole. Tenta invece un’altra via per correggerli: rivelare loro la sola grandezza, quella del modo di essere di Dio. Prende un bambino – cioè una persona debole, povera, senza potere, marginale – lo pone nel mezzo e dice: ”Se uno vuole essere il primo sia l’ultimo e il servo di tutti”. Nel mezzo, il posto del Risorto al cuore della comunità, ci deve stare uno che sappia riconoscersi piccolo comportandosi da piccolo, da povero; uno che serve tutti gli altri, ultimo nella fila degli aventi diritto alla sue cure.

E aggiunge una cosa che mai finiremo di imparare: “Chi accoglie un bambino nel mio nome accoglie me, ma chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato”. 

Ecco il decentramento di Gesù da sé, la sua meravigliosa libertà da se stessi cui ci chiama: Gesù è accolto e soccorso nei poveri, come dirà in Mt 25, e chi accoglie Gesù accoglie il Padre. Gesù dimora nei piccoli perché a loro sia dato l’amore per lui, ed egli stesso è dimora di chi è più grande di lui, il Padre, al quale sempre è rivolto. 

sorella Maria