Perdere


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Photo by Bambi Corro on Unsplash
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13 marzo 2021

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 9,38-50 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: 38«Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». 39Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: 40chi non è contro di noi è per noi. 41Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. 42Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. 43Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. [ 44] 45E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. [ 46] 47E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, 48doveil loro verme non muore e il fuoco non si estingue. 49Ognuno infatti sarà salato con il fuoco. 50Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri»


Nel nostro cammino quaresimale, cammino di conversione e di “digiuno del cuore”, c’è un verbo che il vangelo ci pone dinanzi come sintetica espressione dell’azione che noi, se vogliamo essere discepoli di Cristo, siamo chiamati ad assimilare e a far nostra: perdere. Su questo verbo siamo chiamati a misurare la nostra vita di cristiani. Sempre, ma in particolare in questo tempo dell’anno. Verso il pieno, la pienezza della Pasqua ci si può incamminare solo se si intraprende la via del vuoto, dello svuotamento, che altro non sono che sinonimi di spossesso e di perdita.

Voler perdere, saper perdere, decidere di perdere. Volontariamente. Ma perdere cosa? Tra le prime condizioni poste da Gesù ai discepoli che lo seguivano, il Maestro era stato netto, duro, assoluto: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso”, ovvero perda se stesso, “prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo la salverà” (Mc 8,34-35). Perdere la propria vita, dunque, per seguire: né più né meno. Perdere se stesso, quel se stesso accecato dal miraggio dell’autodeterminazione

I versetti del brano che oggi meditiamo ci aiutano a declinare meglio e più precisamente in che cosa consista questo accecamento dell’autodeterminazione narcisistica. Giovanni e gli altri discepoli si mostrano per primi, nel brano, come campioni di autodeterminazione: “Abbiamo saputo noi cosa fare”, dicono in sintesi a Gesù, “di fronte a un esorcista non autorizzato” (cf. v. 38). Gesù li invita a perdere il loro proprio punto di vista, per assumere quello dell’altro; li esorta a perdere la falsa coscienza di un’identità cristiana predeterminata, di un’appartenenza cristiana chiusa (cf. vv. 39-40). 

Ma poi soprattutto, nel prosieguo del brano, ci è posta dinanzi un’altra, più grave forma di autodeterminazione, quella che nasce dall’accecamento circa l’effetto che le nostre azioni possono generare sull’altro: “Io posso tutto, anche a danno del mio prossimo”, persino, e più gravemente, verso i “piccoli che credono” (v. 42), verso quelli che – svuotati di sé per seguire – sono più esposti alla preda dei “pieni di sé”, il cui collo è così rigido che solo il peso di una pietra da macina può piegare (cf. v. 42). Gesù è duro, e le sue parole quasi irricevibili: “taglia!” (v. 43), “amputa!” (v. 45), “getta via!” (v. 47). Ovvero, accetta che l’altro sia il tuo medico, che ti mostra ciò che in te è malato, ciò che in te è di ostacolo (skándalon) alla vita, e poi tu – con personalissima, responsabile volontà – decidi di perdere

In sintesi, Gesù ci invita non alla morte ma alla vita: “Sii libero da te stesso; sii libero di perdere parte di te stesso”. Perché solo chi sa perdere, e con chirurgica volontà rinuncia alla sua indennità, non perderà, anzi, troverà: troverà un fratello che vive, scampato all’inciampo da me postogli, e troverà se stesso vivente, finalmente “entrato nella vita” (cf. vv. 43 e 45).

fratel Matteo