Quale autorità?


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Photo by Ines Álvarez Fdez on Unsplash
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23 marzo 2021

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 11,27-36 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 27andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre Gesù camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani 28e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l'autorità di farle?». 29Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. 30Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». 31Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: «Dal cielo», risponderà: «Perché allora non gli avete creduto?». 32Diciamo dunque: «Dagli uomini»?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. 33Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose»


Siamo nel terzo giorno dell’arrivo di Gesù a Gerusalemme, dove comincia l’ultima serie di controversie contro di lui. Sono “i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani” a porsi contro Gesù, di cui non conoscono né provano a riconoscere l’identità. Sin dai primi capitoli del Vangelo ascoltiamo che “alcuni scribi pensavano in cuor loro: ‘Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?’; ‘Come mai egli mangia e beve in compagnia dei pubblicani e dei peccatori?’; ‘Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?’; ‘Perché essi fanno di sabato quel che non è permesso?’” (Mc 2,7.16.18.24). E infine “lo osservavano per vedere se guariva [l’uomo dalla mano inaridita] in giorno di sabato per poi accusarlo”. L’esito del loro sguardo ottuso è estremo: “I farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire” (Mc 3,2.6).

Gesù e i suoi discepoli arrivano “di nuovo” a Gerusalemme. La presenza di Gesù nel tempio non è indifferente né senza conseguenze. Come sempre la presenza di Gesù, per chi la vuole riconoscere. Gesù non ha un atteggiamento “religioso”, corretto. Sebbene la prima volta semplicemente entri e, “dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì” (Mc 11,11), poco dopo ecco l’azione profetica della cacciata dei venditori (cf. Mc 11,15-19): questa avrà destato non poco scompiglio se ancora “l’udirono i sommi sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire”. E inoltre si precisa che “avevano paura di lui, perché tutto il popolo era ammirato del suo insegnamento” (Mc 11,18). Il comportamento di Gesù va oltre gli schemi assodati, suscita da un lato paura, dall’altro stupore e ammirazione. Allora come oggi.

Nel nostro brano ci viene detto che Gesù “camminava nel tempio”, passeggiava su e giù. Nei paralleli sinottici Gesù insegna (cf. Mt 21,23) e annuncia al popolo il Vangelo (cf. Lc 20,1). In Marco Gesù è sempre in cammino. I suoi avversari tornano invece alla domanda iniziale (“Perché costui parla così?”) ascoltata nel racconto del paralitico. Forse in loro non c’è stato alcun cammino, forse sono fermi allo stesso scoglio. 

Da dove viene l’autorità di Gesù? Così risuona la domanda, eppure sembrano interessati non ad avere una risposta da parte di Gesù, bensì a metterlo alla prova, a precisare un atto di accusa per condannarlo, per liberarsene. 

Tuttavia Gesù non cade nel loro tranello, mantiene una modalità di risposta di tutt’altro tipo. Non si lascia irretire in macchinazioni inceppate, in pensieri vani. Non è lui a dover proclamare la verità di se stesso: sarà il cammino della vita a parlare, per chi liberamente vuole ascoltare.

Gesù rilancia la domanda, interroga il loro stesso domandare. Prima di lui c’era stato il Precursore, e a lui li vuole far tornare, al suo battesimo di conversione. Eppure essi restano prigionieri del loro “ragionare tra loro”, della loro ipocrisia: ne viene fuori una contraddizione ancora più stridente perché dicono menzogne rispondendo di non sapere.

E noi quale autorità cerchiamo?

sorella Silvia