L’assurdità del cuore indurito


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Photo by Dynamic Wang on Unsplash
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24 marzo 2021

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 12,1-12 (Lezionario di Bose)

In quel tempo1 Gesù si mise a parlare ai discepoli con parabole: «Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. 2Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. 3Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. 4Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. 5Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero. 6Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: «Avranno rispetto per mio figlio!». 7Ma quei contadini dissero tra loro: «Costui è l'erede. Su, uccidiamolo e l'eredità sarà nostra!». 8Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna. 9Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. 10Non avete letto questa Scrittura:

La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d'angolo;
11questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi?».


12E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.


Gesù è messo alla prova dai responsabili del Tempio, che in quanto uomini di potere si dimostrano anche paurosi, paurosi di perdere appunto il loro potere davanti alle azioni libere di Gesù. Sentendo che il dialogo non è possibile, Gesù tende loro la mano nel tentativo di non chiudere la Torah senza che essa possa suggerire loro un’apertura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo”, e racconta una parabola familiare per loro che sono esperti di Torah: “Un uomo piantò una vigna” (cf. Is 5,1-2), sperando che ne possano trarre insegnamento.

Gesù tenta il dialogo in questo modo, ma percepiamo che sta cercando anche di leggere le Scritture per dare un senso a quello che vive. È uscito a seminare la Parola, ha rinunciato alla condizione di Dio (cf. Fil 2,5) e si ritrova ad affrontare polemiche, contraddizioni e persino rifiuti: come fa ad assumere questa realtà?

Egli rilegge l’amore di Dio per il suo popolo (simbolizzato biblicamente dalla vigna) come segno di benedizione per tutte le genti e cerca di capire e far capire l’assurdità del cuore indurito che sceglie il rifiuto di questo amore declinato come corresponsabilità per il bene di tutti e come un impadronirsi della benedizione e dunque renderla sterile.

Corresponsabilità: la vigna è affidata ai vignaioli, loro ne hanno ormai la responsabilità. Dio non tiene per sé, Egli propone il suo amore: pianta la vigna, la recinta, scava, costruisce, ha cura del popolo, dà l’esempio e poi la affida, fiducioso.

Impadronirsene: la parabola denuncia la difficoltà umana ad assumere il proprio limite; i vignaioli avrebbero dovuto dare una parte del raccolto, non tenere tutto per sé, riconoscere in qualche modo che la vita della vigna apparteneva al padrone della vigna. L’obbedienza dei vignaioli li avrebbe resi partecipi: avrebbero potuto essere parte della benedizione di Dio. La disobbedienza conduce alla violenza: non si accetta l’esistenza dell’altro che, in quanto tale, mette un limite al sentimento di onnipotenza: (v. 3) “Lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote”. Prendendo questa strada è facile arrivare fino all’uccisione del figlio. Gesù insegnava che l’uccisione del fratello trova le sue radici già nel cuore di chi gli dice “stupido” o “pazzo” (cf. Mt 5,22).

Gesù inventa una parabola assurda per denunciare l’assurdità dell’atteggiamento di chi, non essendo abbastanza vigilante, si lascia scivolare sulle strade del peccato: pensare che il padrone darà l’eredità agli assassini di suo figlio, e l’assurdità dell’atteggiamento del padrone che manda il suo figlio a quelli che hanno già perseguitato i suoi servi. 

Però c’è un'altra assurdità che non è una denuncia, ma una proclamazione e un appello: Gesù mostra anche quanto, per i cuori induriti, l’amore e la fiducia che Dio manifesta ai peccatori sono sentiti come inconcepibili, non credibili, assurdi. L’assurdità della sua insistenza perseverante a mandare profeti su profeti e anche il Figlio amato per chiamare il suo popolo e la chiesa a conversione, mostra un amore incomprensibile, sconcertante e proprio per questo attraente, irresistibile per i cuori semplici.

sorella Sylvie