Annunciazione del Signore


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Photo by James Lee on Unsplash
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25 marzo 2021

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 1,26-38 (Lezionario di Bose)

In quel tempo26 l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, 27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
29A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. 30L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
34Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». 35Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. 36Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: 37nulla è impossibile a Dio». 38Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei.


Oggi celebriamo la festa dell’Annunciazione del Signore. Le prime tracce risalgono alla prima metà del VI secolo a Costantinopoli, e da lì si è poi progressivamente diffusa in tutta la chiesa. La sua collocazione nella data odierna è legata a quella del Natale (nove mesi prima), e questo le conferisce una chiara connotazione cristologica.

È interessante notare che nella tradizione bizantina viene celebrata come “festa dell’evangelizzazione della Madre di Dio”: Maria è stata “evangelizzata”, è stata cioè raggiunta dalla buona notizia che Dio si umanizzava, si coinvolgeva totalmente nella storia degli uomini, e che a tale scopo aveva posto su di lei il suo sguardo di amore.

A guidarci oggi è il racconto evangelico di Luca. Un testo che lungo i secoli ha acceso la fantasia di molti artisti, ma che anzitutto ci invita a contemplare la fantasia di Dio; le sue “stranezze”, verrebbe da dire. Sceglie di farsi uomo nel Figlio, e lo fa nell’inermità di un bambino, che verrà al mondo in una stalla. E chiama a diventare madre una sconosciuta ragazza della “periferia”, che solo lo sguardo di Dio sa scovare. Una logica all’incontrario rispetto alla nostra, se pensiamo a quanto cerchiamo la visibilità, il riconoscimento, il consenso. Stranezze di un Dio che segue vie che noi mai e poi mai gli avremmo suggerito…

Proviamo ad accostarci al testo evangelico con uno sguardo realistico, sganciandoci da certi stereotipi romantici o devoti. Quella di Maria di Nazaret è un’esistenza dal percorso già tracciato: concessa dalla famiglia in matrimonio a un uomo di nome Giuseppe, verosimilmente senza che le sia stato chiesto il suo parere. Una storia apparentemente già determinata, in cui, secondo il quadro culturale dell’epoca, alla donna non è data la possibilità di parola.

Ed ecco che interviene Dio. Non in modo clamoroso, ma discreto, mediante la sua parola. La parola di Dio, attraverso la mediazione dell’angelo, fa irruzione nella vita di Maria e la orienta in modo nuovo, inatteso. Ma senza imporsi, anzi dando a Maria la parola, chiedendole di aderire al suo progetto. Sì – come osserva Elian Cuvillier –, in una vicenda in cui nessuno ha dato a Maria la parola, nessuno le ha chiesto il suo parere, Dio è il primo a darle la parola!

Certo, il progetto di Dio scombina il quadro già delineato. Da qui domande, turbamenti, timori. Di fronte a Dio non siamo mai adeguati, mai all’altezza; non siamo mai del tutto pronti. Ma Dio non ci chiede di negare le nostre paure e i nostri turbamenti, così come non ci impedisce di porre domande, di cercare un senso a ciò che ci accade. Porre domande significa porci dinanzi a lui con la nostra intelligenza, è segno della nostra dignità di persone fatte libere e responsabili. È dire a Dio i miei desideri e le mie attese, ma poi arrivare ad accogliere desideri e attese che mi superano.

Rallegrati! … Non temere!”: l’intervento di Dio invita alla gioia, e la rende possibile. È una gioia che non nasce però dalla realizzazione di un progetto personale, bensì dal lasciarci dilatare all’ampiezza del progetto di Dio. Scoprendo che c’è su di noi uno sguardo di grazia, c’è un amore preveniente e gratuito. Maria viene chiamata dall’angelo Kecharitoméne, che non significa “piena di grazia”, come se fosse una qualità che lei possiede (meritocrazia!), ma vuol dire “colmata di grazia”, di cháris, cioè amata gratuitamente e per sempre da Dio. È nello spazio di tale amore che Maria può liberamente dire il suo “eccomi”. Libera serva del Signore!

fratel Valerio