La radicalità dell’amore di Dio


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Photo by Atharva Tulsi on Unsplash
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26 marzo 2021

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 12,28-37 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 28si avvicinò a Gesù uno degli scribi che li aveva uditi discutere e, visto come aveva ben risposto, gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». 29Gesù rispose: «Il primo è:Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; 30amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. 31Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c'è altro comandamento più grande di questi». 32Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all'infuori di lui; 33amarlo con tutto il cuore, con tutta l'intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». 34Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

35Insegnando nel tempio, Gesù diceva: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? 36Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo:

Disse il Signore al mio Signore:
Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici
sotto i tuoi piedi.

37Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?». E la folla numerosa lo ascoltava volentieri.


Dopo la parabola dei vignaioli omicidi, che annuncia la passione e morte di Gesù, il capitolo 12 di Marco colloca una serie di controversie tra Gesù e i suoi avversari: con “farisei ed erodiani” (vv. 13-17, sul tributo a Cesare), con i sadducei (vv. 18-27, sulla resurrezione dei morti); e con uno scriba, che lo interroga ― secondo una prassi consueta ― su quale sia il primo di tutti i comandamenti. 

La risposta di Gesù compone due citazioni dell’Antico Testamento: l’Ascolta Israele di Dt 6,4-5, che ogni giorno, mattina e sera, ogni figlio di Israele recita come confessione della sua fede; e il comandamento che lo illumina e gli dà concretezza: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”, di Lv 19,18. Il passo parallelo di Mt 22,39 chiama esplicitamente il secondo comandamento “simile” al primo, e Luca li mette uno accanto all’altro, sullo stesso piano. Si può allora dire che non si realizza il primo comandamento se non vivendo il secondo. Ma al tempo stesso, l’amore per il prossimo è possibile solo se mette radici nell’amore di Dio.

Dio è l’Unico, perché solo in lui troviamo quella radicalità di amore che vince anche la potenza della morte e del peccato. Gesù ha narrato con la sua vita e la sua morte questo amore incredibile. Dio ci ama per quello che siamo, con tutti i nostri peccati, proprio mentre siamo peccatori, non perché gli siamo sottomessi e ci pentiamo. Paolo lo esprime in questo modo nella Lettera ai cristiani di Roma: “Quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Rm 5,6-8). Non c’è molto da dire; occorre vivere questa dinamica: amare il prossimo anche quando è nel peccato, riconoscerci amati da Dio anche quando pecchiamo. Allo scriba, che ha confermato la risposta del Maestro sul grande comandamento dell’amore incondizionato per Dio e per il prossimo, Gesù rivela che non è lontano dal regno dei cieli. Basta mettere in pratica queste parole. Noi che non ne siamo capaci, continuiamo a commentarle.

A questo punto è giunto il momento per Gesù di porre una domanda; e lo fa mettendo in discussione l’esegesi degli scribi. Gesù ricorre a una citazione del Salmo 110. Come mai l’autore dei Salmi, Davide, si rivolge al Messia (“Mio Signore” indica il re, cioè il Messia), chiamandolo “Signore”? Se è “figlio” di Davide, non può essere suo “Signore”.

La domanda di Gesù sembra negare la discendenza davidica del Messia. Forse in origine era proprio così. Ma in questo passo di Marco il riferimento ai nemici posti sotto i piedi del Messia ormai prelude alla vittoria sulla morte del Cristo glorioso, che siede alla destra di Dio (cf. At 2,34 s.; 1Cor 15,25; Eb 1,13). La discendenza davidica del Messia era stabilita dalla profezia di 2Sam 7,12 (cf. Sal 89,4-5); ora la proclamazione di Gesù quale figlio di Davide, ma al tempo stesso “Signore” di Davide, annuncia che queste promesse sono compiute. È sulla croce che il Cristo regnerà, rendendo definitivamente presente il Regno di Dio tra gli uomini.

fratel Adalberto