Lo “spreco” e il profumo della vita di Gesù


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Photo by Han Chenxu on Unsplash
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30 marzo 2021

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 14,1-11 (Lezionario di Bose)

1 Mancavano due giorni alla Pasqua e agli Azzimi, e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di catturarlo con un inganno per farlo morire. 2Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non vi sia una rivolta del popolo».

3Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. 4Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: «Perché questo spreco di profumo? 5Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei.
6Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un'azione buona verso di me. 7I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. 8Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. 9In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto».

10Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai capi dei sacerdoti per consegnare loro Gesù. 11Quelli, all'udirlo, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. Ed egli cercava come consegnarlo al momento opportuno.


La pagina evangelica offertaci in questo martedì santo è una delle più toccanti e al contempo tragiche di tutto il vangelo: una donna che conosce cosa sia l’amore e lo vive, come può, come sa, tutto condensato in un gesto; altri che giudicano questo amore, questo gesto come inopportuno, sconveniente, anzi: un vero e proprio spreco. Oggetto dell’amore, oggetto dello spreco: Gesù. 

E così siamo portati al cuore della questione: la qualità della relazione con Gesù. Come mi pongo io davanti a Gesù? Chi è lui per me? È qualcuno per cui vale la pena versare, “sprecare” ciò che di più prezioso ho, o di fronte a lui faccio riserve, misuro i miei atti, soppeso, calcolo i miei slanci di generosità? 

Si compie qui la profezia di Simeone, pronunciata sul neonato Gesù: “Egli è segno di contraddizione, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori” (Lc 2,34-35). Sì, quest’oggi ci vengono rivelati i pensieri di molti cuori, i nostri compresi…

Ma veniamo al testo: siamo a due giorni dalla Pasqua (v. 1), quando si compirà la vicenda di Gesù, lo “spreco” della sua vita per gli uomini; pur essendo a tavola con altri commensali, Gesù è in verità profondamente solo, circondato dall’ostilità crescente di quanti hanno in cuore di catturarlo, ricorrendo all’inganno, con il preciso scopo di farlo morire (vv. 1-2). 

E tuttavia la solitudine di Gesù è rotta dal gesto di una donna che entra, silenziosa come l’amore sa essere, si avvicina e, spezzato il vasetto che ha con sé, versa tutto il suo prezioso contenuto sul capo di Gesù, riconoscendolo così come il suo re, il suo amato (Ct 1,12). In mezzo a tanto odio, Gesù riceve un gesto d’amore, di delicatezza, di attenzione, e in modo totalmente gratuito. 

Ma ecco la reazione dei presenti: quel gesto per loro è insensato, è follia che li indigna e trovano anche una motivazione etica al loro sdegno: non rende giustizia ai poveri! 

Si rivela così tutta la loro cecità: essi vedono lo spreco di unguento per 300 denari e sono incapaci di vedere lo “spreco” di una vita intera, quella di Gesù, venduto per 30 monete d’argento (cf. Mt 26,12); si schierano dalla parte dei poveri assenti, e non si curano del povero, Gesù, lì presente.

Gesù, invece, ha colto in profondità il gesto della donna: essa ha fatto per lui tutto “ciò che era in suo potere” (v. 8). È il potere dei poveri, dei piccoli, di chi non ha altri in cui confidare se non in Dio e nel suo amore. E viene in mente un’altra donna, la vedova di Marco 12,41-44, che nella sua povertà ha avuto il coraggio e la fede per gettare nel tesoro del tempio “tutta la sua vita”. Un amore la cui misura è non avere misura. 

La donna, nota inoltre Gesù, ha saputo guardare avanti, al destino che ormai lo attende e ha lì cercato di accompagnarlo, nella solitudine estrema della morte e nella gratitudine estrema per questa morte: perché di lì a poco la vita stessa di Gesù sarà spezzata, come quel vasetto di nardo, per spandere il suo profumo di vita, di amore su tutti gli uomini e le donne.

Di questa donna non sappiamo e non sapremo altro, se non la delicatezza del suo amore. Qui c’è tutto l’essenziale. Questo resta. 

sorella Annachiara