Donna beata


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Photo by Josh Kahen on Unsplash
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15 aprile 2021

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 4,16-30 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù 16dice alla donna samaritana: «Va' a chiamare tuo marito e ritorna qui». 17Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: «Io non ho marito». 18Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». 19Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! 20I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». 21Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. 24Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». 25Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». 26Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
27In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». 28La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: 29«Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». 30Uscirono dalla città e andavano da lui.


“Mentre il Misericordioso stava vicino al pozzo, una samaritana si mise la brocca sulle spalle e andò ad attingere acqua, uscendo da Sicar, la sua città. Come non dire beata la partenza e beato il ritorno di quella donna? Uscì nella sua impurità, e ritornò senza macchia, figura della chiesa. Abituata ad attingere alla vita come una spugna, uscì portando la sua brocca, e ritornò portando Dio. Chi non dirà beata questa donna? O piuttosto, chi non venererà colei che è venuta dalle genti? Figura della chiesa, infatti, essa riceve gioia e redenzione”. È con queste parole di un inno di Romano il Melode che continuiamo ad addentrarci in questo lungo capitolo dell’evangelista Giovanni che narra con dovizia di dettagli l’incontro tra Gesù e la donna di Sicar, donna beata, che sa accogliere la benevolenza e l’amore di Gesù per lei, affidando il suo passato tormentato nelle braccia del profeta giudeo e rinascendo a vita nuova, dopo le parole di una delle catechesi più cristalline, dirompenti e liberanti del Messia, chiamato Cristo.

Non esiste un luogo esterno a noi, più o meno adatto per adorare il Padre. Dio non è proprietà inalienabile di qualcuno né tantomeno un luogo può contenerlo. Ogni essere umano nel profondo della sua coscienza e nella sua più nuda verità, pur nell’inferno che può vivere già adesso sulla terra, è degno di adorare Dio. È nell’interiorità del nostro cuore, nella resa totale e incondizionata della nostra povertà e incompletezza, nella sperimentazione pressoché continua della nostra nullità e dei nostri fallimenti, nell’abbattimento delle nostre maschere che vogliono far trapelare luce dorata dalle tenebre oscure che ci attanagliano, è lì, in quell’area di caos turbolento e misero, in cui la verità fa male per la sua patente rivelazione e ci è più facile dissimulare, in quel crogiuolo di indomabili forze contrastanti e autodistruttive, in quella fucina di passioni mondane e meschine e di immonde idolatrie che ci tolgono la pace, è proprio lì che possiamo adorare il Padre, rivolgendoci a lui con la nostra preghiera lancinante. È nella sete del nostro spirito mancante e desolato, nella verità del nostro essere più profondo, che tante volte cerca refrigerio in effimere cisterne screpolate, è lì che possiamo attingere un’acqua di sorgente che ci viene offerta senza merito alcuno.

Sì, beata è la donna di Samaria, senza nome, senza marito, senza tregua nel suo essere preda di continue umiliazioni. Ha solo l’anfora della solitudine, della pesantezza del vivere da disprezzata e abbandonata. Ma l’incontro con Gesù, nell’ora in cui non si desidererebbe vedere nessuno – chi vuoi che vada a prendere l’acqua al pozzo nell’ora più calda del giorno? –, libera la donna da quell’anfora, fa frantumare con quella brocca ogni sua reticenza, ogni sua impurità, ogni sua paura, ogni sua ansia, ogni sua ossessione. “Riceve gioia e redenzione” quella donna beata e ora è libera di correre, senza ingombranti impedimenti, leggera. Contemplativa di un mistero di amore ricevuto gratuitamente, si fa missionaria del buon annuncio dell’acqua viva e zampillante che è il Signore.

fratel Giandomenico