Per un’abbondanza di vita


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Photo by Arvydas Baltinas on Unsplash
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17 aprile 2021

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 4,43-54 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 43trascorsi due giorni, partì per la Galilea. 44Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. 45Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch'essi infatti erano andati alla festa.
46Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l'acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. 47Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. 48Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». 49Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». 50Gesù gli rispose: «Va', tuo figlio vive». Quell'uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. 51Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». 52Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un'ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». 53Il padre riconobbe che proprio a quell'ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. 54Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.


Stupisce questo testo nel Vangelo di Giovanni perché con il suo stile molto narrativo, senza elaborazioni teologiche, senza sviluppi discorsivi da parte di Gesù, ha il tono di un testo sinottico più che giovanneo; eppure Giovanni lega questa narrazione a quella di un altro segno, il primo compiuto da Gesù a Cana di Galilea: infatti entrambi sono racchiusi sotto la categoria di segno, ovvero azioni che rivelano qualcosa del mistero di Gesù.

Poi sono entrambi ambientati a Cana, lontano quindi da Gerusalemme, il centro religioso di Israele, e nel contesto di eventi della vita umana: una festa di nozze, la malattia di una persona cara.

In entrambi i casi il segno si compie perché gli interlocutori di Gesù fanno ciò che Gesù dice loro: “Maria disse ai servitori: ‘Qualsiasi cosa vi dica, fatela’” (Gv 2,5); nel nostro brano questo è detto nel versetto centrale della narrazione: “Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino” (v. 50).

C’è un ascolto che diventa adesione e messa in pratica, e questa dinamica genera un’abbondanza di vita, raffigurata nel primo segno dal vino traboccante e più buono del precedente, nel nostro testo dalla guarigione del figlio del funzionario.

Ma se alle nozze di Cana non viene detto che i servi eseguirono ciò che diceva loro Gesù perché credevano in lui, qui l’evangelista sottolinea per ben due volte la fede del funzionario, mettendone in luce l’itinerario, l’evoluzione: egli innanzitutto crede senza vedere (cf. Gv 20,29), ovvero si affida, da credito, valore, alla parola di Gesù che gli dice: “Va’, tuo figlio vive” (v. 50), e in un secondo tempo conferma la sua adesione a Gesù quando, una volta tornato a casa, constata l’efficacia della parola di Gesù.

Il funzionario non aspetta di vedere per mettersi in cammino, accetta l’imperativo di Gesù: “Va’!”, e accetta anche che Gesù non agisca secondo i suoi programmi (“Signore, scendi prima che il mio bambino muoia” aveva detto: v. 49), non è ottusamente legato alla “via” che egli vede come risolutiva del problema, ma piuttosto è docile nell’accogliere una via “altra” proposta da Gesù che lo invita a mettersi lui in cammino, a tornare solo verso casa sua.

Il funzionario crede alla parola di Gesù, questo è essenziale ma non basta: il funzionario dovrà poi, una volta tornato a casa, discernere, constatare l’efficacia, la potenza vivificante della parola di Gesù, dovrà riconoscere l’impatto reale che questa parola ha sulla sua vita e sulla vita di coloro che egli ama: “Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: ‘Tuo figlio vive’ e credette” (v. 53).

La fede chiede anche l’indagine, la ricerca e infine il riconoscimento della potenza salvifica della parola di Gesù.

Andare da Gesù con tutto il nostro carico di vita, deporre davanti a lui le nostre invocazioni, ascoltare e mettere in pratica quanto egli ci indica, anche quando contraddice le nostre vie o i nostri progetti, discernere l’efficacia di quella parola a cui siamo chiamati a obbedire con fede: ecco cosa ci indica questo brano del Vangelo di Giovanni, così semplice eppure così radicale.

sorella Ilaria