Distribuire la nostra vita


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Photo by Mike Kenneally on Unsplash
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22 aprile 2021

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 6,1-15 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 1 Gesù passò all'altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, 2e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. 3Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. 4Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. 
5Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». 6Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. 7Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». 8Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: 9«C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cos'è questo per tanta gente?». 10Rispose Gesù: «Fateli sedere». C'era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. 11Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. 12E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». 13Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d'orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
14Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». 15Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.


Dopo aver manifestato dove trovare l’acqua viva al fondo del pozzo del nostro cuore (cf. Gv 4), ora Gesù ci indica dove cercare il pane vero, ci mostra qual è la logica della vita eterna. Perché abbiamo ancora paura di osare lasciare che la vita passi attraverso di noi? “Non ricordate più le cose del passato, non pensate più alle cose accadute! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?” (Is 43,18-19).

“Era vicina la Pasqua” (v. 4): anche noi oggi siamo nella stessa situazione, siamo dopo Pasqua e sotto questa luce possiamo leggere questo vangelo. “Gesù passò all’altra riva” (v. 1): Cristo è risorto, è già passato il mar Rosso, siamo usciti dalla schiavitù… ma forse non ne comprendiamo appieno le implicazioni. È appena avvenuta la guarigione dell’infermo alla piscina di Betzatà (cf. Gv 5), dove Gesù ha fatto rialzare un uomo e l’ha fatto camminare: ora si tratta di comprendere come l’uomo nuovo vive, dove trova la vita.

La grande folla che segue Gesù ha un entusiasmo superficiale: nei gesti di Gesù non vedono un segno, ma solo una conferma delle loro idee e preconcetti. E noi perché seguiamo Gesù? Dove pensiamo di ottenere il pane, la vita? Quale vita cerchiamo?

Questa moltiplicazione dei pani è un segno, perché è rivelazione di chi è Gesù, rivelazione del desiderio di Dio narratoci da Gesù. I verbi usati ricordano da vicino quelli dell’ultima cena: nel Vangelo secondo Giovanni non è descritto il gesto del pane e del vino nell’ultima cena, ma solo la lavanda dei piedi. A differenza degli altri vangeli in questo brano è Gesù stesso che distribuisce i pani e i pesci: fa lo stesso gesto di donare il pane che compie all’ultima cena per spiegare ai dodici il senso della sua vita.

Il pane viene donato: la vita cioè è condivisione e relazione, non oggetto di compravendita; è motivo di ringraziamento (cf. v. 11). Possiamo trovare pienezza di vita solo nel dono e nella condivisione: proprio come ha fatto Gesù con la sua vita, l’ha persa, l’ha donata, l’ha spezzata per noi. La vita si può solo riceverla (cf. Gv 5,40), e donandola diventa eterna, perché si moltiplica.

Gesù si sottrae però a una falsa ricerca, fugge, non si lascia imprigionare nelle nostre manipolazioni. La sua fuga è una rottura con i valori del mondo, ed evidenzia che la moltiplicazione è rimasta un insuccesso: anche la sua vita è stata un insuccesso per i criteri mondani. E io accetto di vivere i miei fallimenti come strada per entrare nella logica divina?

“Gesù sapendo che venivano a prenderlo/rapirlo per farlo re…” (v. 15): il verbo “rapire” è quello usato in Fil 2,6 dove si afferma che “Gesù non considerò rapina l’essere come Dio”. Gesù non vuole tenere la sua vita come possesso personale, come accumulo! Noi non capiamo niente di Gesù, siamo totalmente su un altro piano. La vita spesa, persa, gettata via, donata non va mai perduta nonostante l’apparenza, a suo tempo darà frutto come il chicco nascosto sotto terra: “Perché nulla vada perduto” (v. 12).

Oggi è il tempo di cominciare a vivere questa dinamica pasquale, che tanto ci sconvolge e ci turba proprio perché è vangelo esigente.

Prendere, ricevere come dono, ringraziare, distribuire: così si genera vita, si moltiplica vita, si fa circolare vita, anche se per la logica “normale” del mondo tutto ciò è un fallimento. “Ho spezzato il mio corpo come fosse pane e l’ho distribuito agli uomini. Erano così affamati e da tanto tempo”: le parole di Etty Hillesum sono il commento esistenziale più bello a questo vangelo, buona notizia della Pasqua. Anche noi siamo dentro questo circolo di vita: lasciamo passare questa vita, trasmettiamo vita, non tratteniamola!

un fratello di Bose