Pane e cielo


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Photo by Kenrick Mills on Unsplash
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24 aprile 2021

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 6,30-47 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 30i discepoli dissero a Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? 31I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo». 32Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. 33Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». 34Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». 35Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! 36Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete. 37Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, 38perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. 39E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno. 40Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno». 41Allora i Giudei si misero a mormorare contro di lui perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». 42E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: «Sono disceso dal cielo»?». 
43Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. 44Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. 45Sta scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. 46Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. 47In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.


“Il Padre mio vi dà il pane … vero … Il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo” (v. 33). Pane, Padre, Dio, cielo, vita, mondo: tutto è concentrato, come un distillato, in queste parole di Gesù. L’intreccio di queste parole grandi, totali, simboliche ed essenziali è il “segreto” di Gesù, è il mistero della sua identità. È dunque in questo intreccio che l’evangelista Giovanni ci introduce e, come nell’azione di srotolare una matassa, ci disvela tasselli di un quadro troppo grande per stare dentro una cornice: il ritratto di Gesù dipinto da Dio.

Parole immense, che tuttavia non bastano da sole a esaurire il mistero di Cristo. Occorre crederle, per assaporare il gusto e il profumo di quel mistero. Un mistero, non un enigma: a differenza di questo, che ci respinge, il mistero ci attira, ci attrae con la sua forza vitale. E ci parla, zittendo le nostre inutili mormorazioni, fatte di parole incredule (cf. v. 42).

I discepoli chiedono un segno e un’azione efficaci – “Quale segno compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai?” (v. 30) –, e Gesù risponde offrendo delle parole efficaci, vive, perché significate dalla sua esistenza. Dona parole antiche, rese nuove però dalla novità della sua vita. Parole che si coagulano attorno a due poli incandescenti.

Il primo polo è quello del “pane”. Inizia a farci conoscere qualcosa di quel mistero che è Gesù attraverso l’olfatto, facendocene sentire il fragrante profumo. “Pane”: una parola base del vocabolario umano perché denota l’alimento base; una parola antica come il bisogno dell’uomo di nutrirsi. Essa è resa nuova da Gesù: “Io sono il pane della vita” (v. 35), essendo “il pane di Dio” (v. 33), “il pane disceso dal cielo” (v. 41). Quel pane è nutriente perché è un impasto ben miscelato: di grano, che spunta dalla terra, e di acqua, che discende dal cielo. Così Gesù è vita che nutre il mondo perché la sua vita è un impasto ben miscelato: di terra e di cielo, di umanità e di divinità, di filialità e di paternità. Per questo è un pane “vero” (v. 32), che non perisce, in quanto offre in dono la vita che non perisce, la “vita eterna” (v. 47), cioè vera.

Il secondo polo è quello del “cielo”. Ci fa intuire la profondità sconfinata di quel mistero che è Gesù attraverso la vista. “Cielo”: un’altra parola primordiale, che accompagna ogni uomo che nasce alla terra, sempre fin dall’origine inciso dalla feritoia che lo apre all’oltre-la-terra. Se il primo polo placava la nostra fame, questo secondo polo placa la nostra sete: quella dell’assoluto, quella dell’origine. Mangiamo pane come viatico, per essere sostenuti nella nostra ricerca del “dove andare”, di cui la sete è simbolo. Ecco che Gesù si offre come presenza di quel cielo sulla terra, per accompagnare lo sguardo e la sete dell’uomo nel suo viaggio: “Chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!” (v. 35). Gesù si offre al contempo come mezzo verso la meta e come anticipo della meta stessa di quel viaggio: la “vita eterna” (v. 47), cioè una vita che non si perde (cf. v. 38) ma che attraversa la morte e si apre alla vita da risorti insieme al Risorto. “Chi crede in me ha la vita eterna” (v. 47), perché “io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (vv. 40.44).

fratel Matteo