Nel suo nome


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Photo by Marek Szturc on Unsplash
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3 maggio 2021

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 14,6-14 (Lezionario di Bose)

In quei giorni 6Gesù disse: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». 
8Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: «Mostraci il Padre»? 10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 11Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
12In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. 13E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. 14Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.


Oggi celebriamo la memoria di Filippo e Giacomo, apostoli del Signore. Sono tra coloro che Gesù ha scelto perché “stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demoni” (Mc 3,14): inviati nel suo nome a offrire con gesti e parole una presenza di cura e di accoglienza sull’esempio del loro Maestro. “Nel mio nome” è un’espressione che ricorre per due volte nel nostro brano e indica l’intimità di un legame tra Gesù e i dodici approfonditosi nel tempo, attraverso una vicenda di vita e una missione condivisa durante il ministero pubblico di Gesù. 

Il nome in senso biblico designa l’identità della persona e al tempo stesso ne suggerisce la vocazione. Gesù ha introdotto poco per volta i discepoli nel mistero della sua identità di Figlio inviato dal Padre; a volte lo ha fatto con espressioni che suonano lapidarie e che è bene ricordare sono anche il frutto della comprensione che le prime comunità cristiane hanno avuto di lui alla luce del mistero pasquale. Qui egli afferma di sé che è “la via, la verità, la vita” (v. 6). 

Gesù è la via che ci conduce al Padre: “Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (v. 6); se conosciamo qualcosa di Dio, se riusciamo a contemplarne i tratti del volto, è perché Gesù ha aperto i nostri occhi e il nostro cuore.

Gesù è la via che ci porta alla vita e questa - non dimentichiamolo - è la via dell’umiltà e dell’amore che si abbassa per essere al servizio di tutti. La “via” ci rimanda a un cammino da intraprendere ogni giorno in ascolto della Parola che ci interpella, per fare un passo in più verso la verità e la vita. Gesù è la via perché ci ha offerto una possibilità di esistenza in cui realizzare pienamente e in verità la nostra umanità nel dono di sé agli altri. Per Gesù la verità non è qualcosa di diverso dal cammino, e il cammino non è separabile dalla vita.

Anche in noi abita la domanda che Filippo ha rivolto a Gesù: “Mostraci il Padre!” (v. 8). Gesù ci ha rivelato il Padre attraverso il suo modo di essere e di vivere, ma questa rivelazione può prestarsi a fraintendimento e incomprensione da parte dei discepoli, che egli fa emergere con un sottile rimprovero: “Da tanto tempo sono con voi, e tu non mi hai conosciuto, Filippo?” (v. 8). Nonostante anni di vicinanza e di condivisione di vita, possiamo giungere a non conoscere molto dell’altro che ci vive accanto.

C’è conoscere e conoscere, e la conoscenza che riguarda Gesù implica fiducia e coinvolgimento: “Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?... almeno credetelo per le opere stesse” (vv. 10-11), per quanto compio in mezzo a voi. Gesù è credibile perché è tutt’uno in quello che crede, dice e fa; è la credibilità dell’amore che si rende visibile in una pratica di vita

Conoscere e credere quasi si sovrappongono nel quarto vangelo. La conoscenza del Signore - la conoscenza di chi vive accanto a noi - cresce nella misura in cui amiamo e ci affidiamo, accettando di lasciarci raggiungere a nostra volta in ciò che siamo veramente. L’adesione profonda al Signore ci fa superare ogni paura e fa abitare in noi la forza di Dio: “Chi crede in me compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste” (v. 12), e si esprime nella preghiera fatta nel suo nome.

fratel Salvatore