Figli della luce


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Photo by Marek Szturc on Unsplash
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4 maggio 2021

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 8,12-30 (Lezionario di Bose)

In quei giorni 12Gesù parlò ai discepoli e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». 13Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera». 14Gesù rispose loro: «Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. 15Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. 16E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. 17E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. 18Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me». 19Gli dissero allora: «Dov'è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio». 20Gesù pronunciò queste parole nel luogo del tesoro, mentre insegnava nel tempio. E nessuno lo arrestò, perché non era ancora venuta la sua ora. 21Di nuovo disse loro: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». 22Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: «Dove vado io, voi non potete venire»?». 23E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. 24Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». 25Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. 26Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». 27Non capirono che egli parlava loro del Padre. 28Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. 29Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». 30A queste sue parole, molti credettero in lui.


“Io sono la luce del mondo” (v. 12), proclama Gesù all’inizio della buona notizia di oggi. “Io sono” riecheggia la rivelazione di Dio a Mosè: “Io sono colui che sono” (Es 3,14). Il quarto vangelo torna sull’“Io sono” delineando il volto di Gesù Cristo, il Figlio che ci narra il Padre: nella sua relazione con il Padre si dischiude uno spazio di vita per ciascuno che osi ascoltare la sua voce.

Chi prova a seguirlo – perché è sempre un tentativo, una ricerca da rinnovare ogni giorno – non resterà nel buio dell’incomprensione e del non senso ma, ci rassicura Gesù stesso, “avrà la luce della vita”(v. 12). Perché “in lui era la vita e la vita era la luce degli uomini”, ascoltiamo fin dal prologo, “la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta” (Gv 1,4-5).

Chi prova a seguirlo dunque è chiamato a diventare anch’egli “figlio della luce”, come leggiamo ampiamente nelle lettere del Nuovo Testamento. “Voi tutti infatti siete figli della luce e figli del giorno; noi non siamo della notte, né delle tenebre” (1Ts 5,5). “Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce” (Ef 5,8). “Ringraziando con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. È lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto, per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati” (Col 1,12-14).

Gli interlocutori di Gesù tuttavia spostano l’attenzione sul piano della veridicità o meno del suo testimoniare di se stesso. Ecco ancora l’incomprensione, il rimanere su orizzonti diversi. Gesù annuncia la sua presenza così intimamente legata al Padre, ed essi “giudicano secondo la carne” (v. 15).

L’evangelista fa notare che Gesù stava insegnando nel tempio. Le intenzioni di chi voleva farlo morire erano ormai chiare, eppure nessuno osa toccarlo, perché “non era ancora venuta la sua ora” (v. 20). C’è un compimento da attendere, un compimento verso cui camminare.

Gesù riprende rivelando ancora qualcosa di sé, della sua prossima dipartita, della sua appartenenza al Padre e non a “questo mondo” (v. 23). All’incomprensione si aggiunge l’incredulità, che porta a “rimanere nei propri peccati” (cf. v. 24).

La domanda cruciale, qui e sempre, resta: “Tu chi sei?” (v. 25). Gesù rimanda alle sue stesse parole, al suo parlare di “colui che lo ha mandato” (cf. v. 26). Eppure essi non capiscono.

Gesù promette che ci sarà un momento in cui comprenderanno: quando “avrete innalzato il Figlio dell’uomo” (v. 28). Questa espressione del quarto vangelo richiama le predizioni della passione, morte e resurrezione che leggiamo nei sinottici. La croce è vista come innalzamento (compiuto da altri), come gloria. “Allora conoscerete che Io sono e che non faccio nulla da me stesso” (v. 28). L’identità di Gesù non può che trovare pienezza nel suo riconoscersi Figlio, nel riconoscere che tutto proviene dal Padre. E che il Padre non lo lascia solo. Mai.

Così molti possono credere in lui, come leggiamo nella conclusione del nostro vangelo. 

E noi crediamo? Ci lasciamo trasformare come figli della luce?

sorella Silvia