Un cammino di rigenerazione


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Photo by Jonny Caspari on Unsplash
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5 maggio 2021

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 8,31-51 (Lezionario di Bose)

In quei giorni 31Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; 32conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». 33Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: «Diventerete liberi»?». 34Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. 35Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. 36Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. 37So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. 38Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». 39Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. 40Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l'ha fatto. 41Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». 42Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. 43Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. 44Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c'è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. 45A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. 46Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? 47Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio». 48Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». 49Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. 50Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. 51In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno».


Gesù accoglie quelli che credono in lui, ma è anche cosciente della fragilità della fede, come testimonia Giovanni: “Gesù sapeva chi erano quelli che non credevano” (Gv 6,64), perciò propone loro un cammino di approfondimento, di purificazione delle motivazioni della loro adesione e di umanizzazione. Apre davanti a loro la via della conversione, per gioire del regno di Dio.

“Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (vv. 31-32). Ecco il cammino proposto a loro come a noi per essere davvero i suoi discepoli. Non basta dire: “Signore, Signore”, ma bisogna camminare dietro a lui, imparando da lui, tentando di vivere come ha vissuto. Dimorare nella Parola è la strada per approfondire la nostra fede, darle dei fondamenti saldi

Gesù dice a questi discepoli: “Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal Padre vostro” (v. 38). È come se dicesse: “Io sono la Parola, l’espressione del Padre nel mio vivere; anche voi, se avete ascoltato la parola indirizzata ad Abramo, potete vivere secondo questa parola”. Questa parola è la parola dell’alleanza che Dio ha concluso con Abramo e nella quale Gesù, in quanto figlio del popolo di Israele, si riconosce pienamente (cf. Gv 8,55: “Io lo conosco e osservo la sua parola”) e alla quale rimanda. Il fondamento della fede nel Dio di Israele, il Dio di Gesù, sta nel riconoscimento e nell’adempimento delle Scritture di Israele

Vivere nella verità richiede una purificazione, la denuncia dei nostri idoli che facilmente si sostituiscono a Dio, ingannandoci. Come possiamo riconoscere la verità e dunque convertirci dagli idoli al Dio vivente? Conoscendo la vita e l’insegnamento di Gesù riscontriamo una perfetta coerenza tra quello che dice e quello che vive: in lui non c’è nessuna ricerca di giustificazione attraverso l’appartenenza e nemmeno il desiderio di impossessarsi di Dio come invece vediamo nei suoi nuovi “discepoli”: “Noi siamo discendenti di Abramo” (v. 33); “Non siamo nati da prostituzione, abbiamo un solo padre: Dio” (v. 41). Davanti alla verità che li mette in crisi perché rimette in questione la loro incoerenza, preferiscono difendersi piuttosto che convertirsi. “Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete?” (v. 46).

In lui non c’è nessuna menzogna, nessun desiderio di uccidere e la sua purezza di cuore rivela da sé la doppiezza del cuore umano, pronto a confessare la paternità di Dio e a compiere le opere di un altro padre, il “diavolo”.

Accedere alla libertà: è la chiamata e la vocazione che Dio indirizza ad ognuno; diventare degli esseri umani pienamente umanizzati, come lo è stato Gesù e lo è tutt’ora, il Risorto che porta ancora i segni della sua umanità ferita, per testimoniare che la nostra umanità ferita è redenta, ricreata nella sua. Possiamo riconoscere umilmente che siamo schiavi del peccato e non arrenderci alla nostra schiavitù. Sappiamo che aderire alla parola di perdono liberante del Figlio ci rende fratelli e sorelle suoi, figli e figlie del Padre per una relazione liberata dalla potenza della morte.

sorella Sylvie