Credere alla Via


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Photo by Laura Vinck on Unsplash
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12 maggio 2021

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 14,1-11 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse a Tommaso e Filippo:" 1 Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: «Vado a prepararvi un posto»? 3Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. 4E del luogo dove io vado, conoscete la via».
5Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». 6Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». 
8Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: «Mostraci il Padre»? 10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 11Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.


Il brano del vangelo di oggi fa parte dei discorsi di addio di Gesù ai suoi discepoli. Anche in questo caso le parole che Gesù rivolge ai suoi non vengono capite, e riceve da loro non tanto un rifiuto di quello che dice, ma un atteggiamento di non ascolto basato su modi differenti di leggere la realtà. I discepoli traducono il discorso di Gesù in un linguaggio a loro già noto che non permette loro di essere aiutati a capire che Gesù sta dando loro degli strumenti per affrontare la sua assenza. Essi, come era già successo prima con altri interlocutori nel racconto evangelico, si concentrano non su quanto sta dicendo e facendo il Signore, ma si lasciano interpellare da domande che essi stessi si fanno e che rispondono più ad una curiosità che rimane ingabbiata in schemi che non portano da nessuna parte o, meglio ancora, non aiutano ad affrontare la situazione del momento e tanto meno ad ascoltare in profondità ciò che sta dicendo Gesù.

Nei capitoli precedenti del brano di oggi gli interlocutori di Gesù non rivolgevano la loro attenzione alle parole e ai gesti di salvezza che egli compiva, ma erano assillati dal comprendere la natura della sua origine (cf. Gv 7,27). Ora i discepoli non riescono ad ascoltare quanto sta loro dicendo Gesù perché sono distratti dal riuscire a capire dove andrà Gesù. In entrambi i casi sono domande lecite, ma quello che fa la differenza è l’intensità e lo spazio che noi diamo ad esse. È comprensibile il tentativo di razionalizzare, ma quando la ricerca di una spiegazione e dunque del nostro completo controllo sulla realtà non lascia spazio a un’altra Parola e a un altro modo di agire, allora tutto ciò diventa pericoloso, il nostro sguardo rimane uno sguardo miope che non coglie l’ampiezza del messaggio che ci sta di fronte. 

La reazione di Tommaso e di Filippo è chiara. Gesù sta chiedendo loro di non essere turbati e soprattutto di avere fede in Dio e in lui, ma essi, presi più dalla ricerca e dalla sicurezza di avere segni a loro noti, chiedono dov’è la via e di mostrare loro il Padre. Non si rendono conto che quello che chiedono non è lontano da loro, non devono avere altre dimostrazioni o indicazioni, ma sta a loro riconoscere che quella strada che vogliono percorrere è davanti a loro: Gesù è la via. Quello che devono accettare è di percorrere una strada che non corrisponde a quello che si immaginano, ma è quella via che Gesù stesso ha loro indicato stando e vivendo con loro. 

“… Non sappiamo dove vai…”, “Mostraci il Padre e ci basta”: queste sono le domande-pretese che i due discepoli rivolgono a Gesù. Gesù sta dicendo loro che i mezzi per affrontare la sua assenza e la vita in generale li hanno davanti a loro, certo devono riconoscerli e accettare la forma che hanno, e invece Filippo e Tommaso sono proiettati verso un’altra ricerca. L’incapacità di riconoscere la Via e di fidarsi che Gesù ha narrato loro il Padre li spinge a cercare altrove, ma è un altrove che li rinchiude in un loro piccolo mondo. Paradossalmente se percorressero la Via che hanno di fronte andrebbero più lontano, ma per percorrerla ci è chiesto di credere che esiste una Via che ci conduce alla salvezza anche in un quotidiano difficile: basta non stancarsi di volere scorgere quel disegno di Dio spesso nascosto ma presente.

sorella Beatrice