Donando


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Photo by Jan Tinneberg on Unsplash
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13 maggio 2021

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 14,12-21 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:"12In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. 13E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. 14Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.15Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, 17lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. 18Non vi lascerò orfani: verrò da voi. 19Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. 21Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui»


Gesù desidera che il Padre sia glorificato nel Figlio (cf. v. 13). Gesù, infatti, non cerca la propria gloria, ma la gloria di colui che lo ha mandato, e per questo è veritiero, non dice menzogne, e in lui non c’è ingiustizia (cf. Gv 7,18). Gesù non ha niente da difendere, neanche se stesso, e così può diventare pura testimonianza del Padre, narrazione di Dio (cf. Gv 1,18). Egli, infatti, che sa di essere amato dal Padre (cf. Gv 15,9), vive senza prendersi niente da solo, ma accoglie tutto come dono dalle sue mani: le parole (cf. Gv 12,50; 17,8), la gloria (cf. Gv 8,54), perfino il calice che troverà sul suo cammino (cf. Gv 18,11). E anche noi, gli uomini e i discepoli, Gesù ci accoglie come dono del Padre (cf. Gv 17,6) di cui si fa custode (cf. Gv 17,12) e a cui consegna le sue parole, i suoi comandamenti (v. 21), come dono che ci consente di rimanere nel suo amore (cf. Gv 14,9-10) e nell’amore del Padre.

Gesù, infatti, anche andando verso la morte continua a donare: dona le sue parole, promette un altro Consolatore, promette cose grandi e l’esaudimento delle preghiere fatte nel suo nome (cf. vv. 12-14), manifestando così quale era stato l’atteggiamento di tutta la sua vita; Gesù va verso la morte e morirà come è vissuto: donando, così come anche sulla croce donerà il discepolo alla madre e la madre al discepolo, e consegnerà, donerà alla sua comunità il suo Spirito (cf. Gv 19,26-30).

Così, infatti, donando, Gesù è vissuto, senza cercare nulla per sé, neanche l’amore. Gesù non chiede mai ai discepoli che lo amino, ma piuttosto che si fidino di lui, che abbiano fiducia in lui, che credano in lui (cf. Gv 14,1.11-12). Per questo dice, in forma ipotetica: “Se mi amate” e “chi mi ama” (vv. 15.21); forse Gesù sa che le dichiarazioni d’amore per lui possono essere molto ambigue e illusorie: Pietro, che aveva dichiarato che avrebbe dato la sua vita per lui (cf. Gv 13,37-38), poi lo rinnegherà tre volte; e forse è significativo che solo a Pietro, e anche questa volta non come pretesa, ma come domanda, come sollecitazione, Gesù chiederà: “Mi ami?” (cf. Gv 21,15-19), e non per chiedere amore per sé, ma per affidare a Pietro, in nome e come manifestazione del suo amore per lui, le sue pecore, i suoi agnelli, gli altri suoi discepoli. Solo ferito dal dolore e dal pentimento per il proprio rinnegamento, Pietro potrà confessare di amare Gesù, e forse, ci vuol dire Giovanni, questo è anche l’unico modo in cui le nostre dichiarazioni d’amore per Gesù possono avere una qualche verosimiglianza.

L’amore per Gesù, infatti, possiede due criteri di verifica: l’amore per i fratelli (cf. anche 1Gv 4,20-21) e la custodia/osservanza delle sue parole (cf. v. 21); custodia che non è tanto adempimento di un dovere, ma accoglienza di un dono che vivifica, poiché le parole di Gesù sono Spirito e vita (cf. Gv 6,63), sono parole che trasmettono lo Spirito di vita, quel Paraclito che adempie la promessa di grazia e di consolazione (cf. Zc 12,10) di cui ogni vita e ogni uomo hanno profondamente bisogno, dono che rende presente nelle vite dei credenti e nella storia degli uomini il Signore, per condurle su un cammino di senso e di salvezza. A noi è offerta la libertà di accogliere o no questo dono.

sorella Cecilia