Amore e odio


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Photo by Nahil Naseer on Unsplash
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17 maggio 2021

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 15, 12-25  (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:" 12Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. 13Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. 14Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. 15Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi. 16Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 17Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.18Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. 19Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. 20Ricordatevi della parola che io vi ho detto: «Un servo non è più grande del suo padrone». Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. 21Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato. 22Se io non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato. 23Chi odia me, odia anche il Padre mio. 24Se non avessi compiuto in mezzo a loro opere che nessun altro ha mai compiuto, non avrebbero alcun peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio. 25Ma questo, perché si compisse la parola che sta scritta nella loro Legge: Mi hanno odiato senza ragione».


La pagina del vangelo odierno è un discorso al “voi”, rivolto da Gesù a tutti i discepoli, che ha per tema i fondamenti di vita comune, non di straordinarie singolarità.
Degli uomini e del mondo si parla in terza persona (“loro”): non sono interlocutori diretti e la loro ignoranza, non scevra da responsabilità, è vista non in prospettiva di giudizio ma nelle sue ripercussioni per i discepoli.

Prima di ogni altra riflessione, si presenta la tensione tra l’attrattiva di un impegno responsabile verso il mio primo cerchio relazionale, per costruire nell’amore che è l’essenza di Dio, e la frustrazione dell’odio della mondanità, senza grande possibilità di intervento, per il Signore e tutti coloro che egli chiama “amici”. Tra due realtà: ricevere e dispensare amore, sperimentare eventualmente odio e, per mezzo della stessa sequela del Signore, evitare confusioni e stravolgimenti.

Si tratta di lasciarsi determinare, per libera scelta ed adesione (di chi a chi?), da Gesù: la sua storia, il suo sentire, la sua amicizia, accolti, diventano la norma insostituibile per comprendere e vivere nella comunità dei discepoli e nella compagnia degli uomini.

Non c’è garanzia o automatismo: se si mettono in secondo piano le parole del Signore e si dà priorità ad altri criteri, si arriva all’amore da parte del mondo (che riconosce ciò che è suo) e all’odio nella comunità.
In nostro testo è divisibile in due parti organiche e in relazione tra loro, come mostra il collegamento tra i versetti 12 e 17 che, ripetendo il comando di “amarvi gli uni gli altri”, delimitano una sezione con un contenuto unitario.

I versetti 13-16 narrano in che cosa consiste il “come io ho amato voi” del primo versetto. Troviamo qui una sintesi delle modalità di relazione di Gesù, che vengono ricordate e richieste al discepolo: vita data; amicizia/condivisione; scelta elettiva che favorisca operatività e indipendenza. Dunque è una dedizione che non fa riserve di sé; confidenza/dialogo (la conoscenza è declinazione e altro nome della relazione di amore); scelta gratuita che previene la reciprocità ma la spera e la rende possibile e, svelandosi cammino non di asservimento ma di liberazione, garantisce la verità dei due primi elementi. Vi è quindi una reciprocità di amore che viene dopo la chiamata di Gesù: l’amicizia non è la base, ma la conseguenza.

Anche esistenzialmente, la scelta non restringe ma allarga l’orizzonte dell’amicizia e si coniuga in fraternità. L’elezione di pochi fa spazio ai molti, il necessario singolare dell’amicizia favorisce e sviluppa il plurale della fraternità, se no è accaparramento e chiusura, senza dinamismo né prospettive.
Il vero amico impone all’amico l’apertura alla relazione con altri.

Anche i versetti 18 e 25 si richiamano e creano un’altra delimitazione tematica: odio del mondo per Gesù. I versetti 19-24 narrano il “prima di voi ha odiato me”. Il “senza ragione” dell’ultimo versetto è la condizione perché l’odio patito, in se spesso ambivalente, divenga partecipazione cristologica.
Anche qui l’essere scelti e il perdurare con Gesù (non del mondo ma del Signore) è l’intelligenza di ciò che accade. Non utili servi, ma chiamati dal Signore a una libera comunione tra noi e con lui, condividendo la sua stessa avventura esistenziale, con le stesse modalità.

 un monaco di Bose