In comunione con il Padre


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20 maggio 2021

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 16,23b-33 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:"In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. 24Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.25Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l'ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. 26In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: 27il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio. 28Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».  29Gli dicono i suoi discepoli: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. 30Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t'interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio». 31Rispose loro Gesù: «Adesso credete? 32Ecco, viene l'ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.33Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!»


“Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome …” (v. 23b). Gesù ci ha costantemente parlato del Padre, ci ha mostrato il suo volto nel suo agire con amore verso di noi. Attraverso Gesù conosciamo la nostra reale condizione: “Ascendo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro” (Gv 20,17). Non siamo più lontani ma vicini, non perché con i nostri sforzi ci siamo avvicinati di più a Dio, ma perché lui ha voluto farsi vicino a noi, fino a farsi uno di noi, fino ad avere un corpo mortale in Gesù di Nazaret. È questa la situazione in cui ci pone la grazia di Dio: a noi sta di aprire la porta, riconoscerla e accoglierla. Così, come presi per mano da Gesù, andiamo al Padre. E lo preghiamo con le parole che Gesù stesso ci insegna. Lo preghiamo per continuare nella nostra vita, nella nostra storia, il cammino che Gesù ci ha aperto, quel cammino in cui lui sta davanti, come il pastore per difendere ogni pecora dai pericoli mortali. Se la nostra preghiera ricalca la preghiera di Gesù, chiede di continuare la sua opera, sarà esaudita e saremo nella gioia del vangelo, quella che i discepoli hanno sperimentato quando agivano sulla parola di Gesù. Non è questione di successo mondano ma di vedere che, anche in mezzo alle contraddizioni, l’amore è seminato e a suo tempo darà frutto, perché l’amore non va mai sprecato.

“Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo …”. Gesù ci mostra come la sua traiettoria terrena non è limitata alla sola nascita e alla sola morte ma ha origine dal Padre e ha compimento nel Padre. Ma questo ci porta a considerare che anche per noi è così. Quello che è costante nella vita di Gesù è la sua comunione con il Padre. Questo dà forza e fiducia a tutta la sua vicenda umana: la relazione perseverante con il Padre che accompagna i momenti luminosi e i momenti bui della sua vicenda terrena.

“Vi disperderete ciascuno per conto suo ...” (v. 28). Gesù ha vissuto con grande partecipazione la sua vicenda comunitaria, la fedeltà e solidarietà profonda con il gruppo dei discepoli, ma sa bene che loro non reggeranno all’ora della croce, il momento delle tenebre. Si disperderanno ognuno in cerca della propria salvezza. Nella croce non vedono la gloria dell’amore che permane ma il fallimento delle loro speranze di vittoria. Non sanno vedere l’amore del Padre che in comunione con il Figlio ci dona la salvezza. Lo Spirito santo dovrà con fatica condurre il cuore dei discepoli a riconoscere e accogliere la verità di questo amore.

“ … Perché abbiate pace in me” (v. 33). Lo Spirito santo ci condurrà a questa pace che può darci la saldezza necessaria anche in mezzo alle fatiche, alle contraddizioni. Stringendoci ogni giorno al Crocifisso-Risorto possiamo combattere con coraggio la battaglia contro le ideologie mondane che seducono per schiavizzarci. Quel coraggio che ci viene non dalle nostre abilità ma da colui che ha già vinto il mondo una volta per tutte e vuole associarsi alla sua vittoria a caro prezzo, fino al suo ritorno, ancora nella gloria dell’amore.

fratel Domenico