Il Signore ci fa fiducia, anche se la nostra fede è poca


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Photo by Inés Álvarez Fdez on Unsplash
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18 aprile 2022

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 16,9-20 (Lezionario di Bose)

9Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. 10Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. 11Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.

12Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. 13Anch'essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro.

14Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto.  15E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. 16Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. 17Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, 18prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

19Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
20Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.


“Il Signore è risorto, è veramente risorto!”. Il gioioso annuncio, risuonato nella notte di Pasqua, viene ripetuto ancora e ancora ai nostri cuori, attraverso i vangeli della resurrezione che per tutta questa settimana la liturgia ci proporrà. Sì, il Signore è risorto, la vita ha vinto la morte. Questa la certezza del credente, questa la ragione della sua gioia…

… eppure fede e gioia non sembrano essere state la prima reazione dei discepoli! Essi, “udito che Gesù era vivo ed era stato visto da Maria di Magdala, non credettero”; e neppure credettero ai due che, tornati da Emmaus (Lc 24,13-35), raccontarono l’incontro con Gesù lungo la via.

“Il Signore è risorto!” e la prima reazione è dire “no!”. Il loro cuore (che è il nostro cuore) sembra essere troppo piccolo, troppo indurito, troppo amareggiato, troppo smarrito per poter far fede ad un annuncio tanto sconvolgente.

I discepoli non riescono a discernere, nelle parole di quanti hanno fatto esperienza del Risorto, la presenza del Risorto stesso. Per loro sono parole vuote. È più facile continuare a credere che il Signore e Maestro sia definitivamente loro tolto, piuttosto che lasciarsi raggiungere e interrogare da una parola che narra ben altro.

Matteo preciserà che questa resistenza dei discepoli persisterà a lungo, fino in Galilea: “Quando lo videro si prostrarono: essi però dubitarono” (Mt 28,17).

Come non sentirsi solidali con questi uomini? La nostra fede non è così spesso attraversata dal dubbio? Non facciamo fatica anche noi a lasciar spazio alla novità della vita di Dio quando tutto attorno sembra ricordarci che l’esito finale è la morte?

È Gesù, allora, a prendere l’iniziativa, e lo fa durante un pasto che gli undici stanno consumando senza di lui, e dal quale lui, invece, vuole non lo escludano. Perché è proprio lì che, come già pochi giorni prima in quella cena che li vedeva riuniti tutti insieme, vuol far dono di sé.

Solo di una cosa li rimprovera: non di non aver creduto alla sua resurrezione, ma di non aver creduto ai fratelli che la annunciavano

Poi proprio a questi poveri uomini, tanto duri di cuore, capolavori di tradimento e di abbandono (perché questo sono stati durante la passione), Gesù fa fiducia, senza nemmeno attendere una loro confessione di fede. E li invia ad annunciare proprio quella misericordia di Dio più forte della morte in cui fanno così tanta fatica a credere!

Ecco, questo, mi sembra, è davvero consolante: nemmeno la nostra poca, pochissima fede impedisce al Signore di farci fiducia. Anche se noi abbiamo poca fede in lui, lui ne ha molta in noi. E non importa quanto piccola e fragile sia la nostra fede, lui ci affida l’annuncio di quanto di più bello si possa desiderare: la morte non ha più l’ultima parola, la morte è vinta per sempre. “Andate e proclamate la buona notizia a ogni creatura!” (v. 15)

E perché l’annuncio corra non occorrono grandi mezzi, basta sia fatto nel nome di Gesù risorto (v. 17); a renderlo efficace ci penserà lui (v. 20), perché la promessa è che il Risorto sarà con noi tutti i giorni, fino alla fine (Mt 28,20).

Perciò andiamo e, pieni di gioia, annunciamo a ogni creatura: “Il Signore è risorto, è veramente risorto!”. 

sorella Annachiara