Gesù in mezzo


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Photo by Will Turner on Unsplash
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21 aprile 2022

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 20,19-31 (Lezionario di Bose)

19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

24Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
26Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». 27Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». 28Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

30Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. 31Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.


La settimana di Pasqua è come un unico giorno di Pasqua: l’Evangelo che si legge ogni giorno è sempre quello dell’unico evento pasquale. Ma, come possiamo osservare, questo unico evento è raccontato in diversi modi che, per lo più, non concordano. I contestatori e gli increduli possono ironizzare e rinfacciare ai cristiani che la loro storia non sta in piedi dal momento che i racconti sono contradditori.

In realtà quella diversità mi sembra essere la prova più sicura della veracità dell’evento … ma di un evento inafferrabile: esso stesso non si può verificare, ma se ne possono vedere le conseguenze, anche storicamente. Infatti, se avessero inventato l’evento pasquale, la prima cosa che i cristiani avrebbero fatto sarebbe stata di mettersi d’accordo su ciò che avrebbero raccontato. Non l’hanno fatto, ma da subito ciascuno ha raccontato la sua esperienza: esperienza che non è tanto quella della tomba vuota, quanto quella della presenza di Gesù vivo, “in mezzo”, come nell’Evangelo che leggiamo oggi.

Qui vi sono due momenti, ma ambedue cadono di domenica, il primo giorno della settimana, quello della creazione della luce, quello della vittoria della vita sulla morte e per questo giorno per eccellenza delle assemblee liturgiche cristiane con al centro, “nel mezzo”, il mistero della presenza di Cristo nella celebrazione eucaristica.

Come Gesù vivente sia entrato nella sala dove stavano i discepoli, non è detto; si è reso presente come si rende tuttora presente in ogni eucaristia, o tutte le volte che due o tre sono riuniti nel suo nome, e come prima, Dio stesso era presente e porgeva l’orecchio quando “i timorati di Dio parlavano tra loro” (cf. Mal 3,16). Importante non è il come, ma il fatto stesso del suo esserci e delle sue conseguenze.

– In primo luogo la pace, al posto della paura che invadeva i discepoli.

– Poi la convinzione di non poter tacere ciò che hanno vissuto, ma di annunciarlo con la stessa forza con cui Gesù aveva loro annunciato l’avvicinarsi del Regno e l’urgenza della conversione (cf. Mc 1,15).

– Poi l’essere rivestiti di una forza nuova che non poteva essere che quella che animava Gesù quando percorreva le strade della terra d’Israele: lo Spirito di Dio, quella forza che faceva dire a quelli che erano stati mandati per arrestarlo: “Mai un uomo ha parlato così” (Gv 7,46).

– E poi, infine, un potere efficace sul peccato, non solo la forza di perdonare, ma anche quella di “ritenere i peccati” (non già di “non perdonare” come si traduce abitualmente al v. 23), cioè di afferrarli per domarli e vincerli quando non possono essere perdonati.

Tutto ciò è riproposto la settimana seguente, e questa volta in presenza di Tommaso che vedrà così la sua più che comprensibile incredulità vinta e non potrà far altro che proclamare l’incredibile, eppure vero: “Mio Signore e mio Dio”.

Ecco un aspetto di Pasqua: Cristo nel mezzo, proprio nel mezzo della mia e della vostra vita, più vivente che mai e che ci rende anche noi ancor più viventi.

Questo, non lo si poteva inventare!

fratel Daniel