L’amore è chiamato a deporre ogni presunzione


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Photo by César Couto on Unsplash
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23 aprile 2022

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 21,15-25 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 15quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». 16Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». 17Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. 18In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». 19Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».  20Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». 21Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». 22Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». 23Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».24Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. 25Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.


Gesù, il crocifisso risorto, interroga tre volte Pietro sull’amore. E tre volte gli chiede di prendersi cura del suo gregge.

La prima domanda è strana: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?”. Gesù sembra farsi promotore di una sorta di competizione nell’amore per lui; quasi che la cura del gregge, cioè la cura dei fratelli e delle sorelle nella fede sia possibile solo a chi lo ami di più. Il che creerebbe una frattura nella fraternità che unisce i discepoli e le discepole di Gesù e inclinerebbe a una visione elitaria delle relazioni nella chiesa. Solo i più amanti possono essere i responsabili? E poi, come misurare il più nell’amore?

Forse una sottile ironia attraversa il testo. Le tre domande ricordano i tre rinnegamenti di Pietro la notte dell’arresto (cf. Gv 18,17.25-27). La brace che cuoce il pesce (cf. Gv 21,9) rievoca un’altra brace (cf. Gv 18,18). Si allude al tradimento di Gesù da parte di Pietro, che durante l’ultima cena si era vantato di sé: “Simon Pietro gli dice: ‘Signore, dove vai?’. Gli rispose Gesù: ‘Dove vado, ora non puoi seguirmi. Mi seguirai più tardi’. Pietro gli dice: ‘Signore, perché non posso seguirti ora? Deporrò la mia vita per te!’. Rispose Gesù: ‘Deporrai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte’” (Gv 13,36-38).

Con queste parole Pietro si distanzia dalla fraternità credendo il proprio amore superiore a quello dei fratelli e delle sorelle. In Matteo addirittura proclama davanti a un Gesù che intravede la dispersione del gregge causata dalla propria morte: “Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai” (Mt 26,33). Sappiamo come andò a finire. Si cancella ogni presunzione del “più”.

La prima domanda di Gesù fa emergere a quale livello si trovi ora Pietro. Egli non solo smette di fare paragoni, di misurare gli altri e fare dei confronti, ma non presume più, si affida alla conoscenza del Signore. Si conosce a partire dalla conoscenza che il Signore ha di lui. Pietro non ha altra garanzia dell’autenticità del suo amore che Cristo stesso, che conosce il cuore dell’essere umano (cf. Gv 2,25). Il compito di cura dei fratelli e delle sorelle nella fede coincide con il dono di una relazione nuova con il Signore che è Gesù a proporre.

Pietro tradisce, noi tradiamo, ma Dio no. Dal capo della resurrezione la chiamata e il perdono accadono insieme, sempre e inseparabilmente. Il Crocifisso Risorto che porta con sé la memoria di noi, anche del nostro peccato, è il Signore che attende il nostro amore: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami tu?”. Chiedendo di rispondere propone un livello nuovo di relazione. È possibile la relazione grazie al dono del Signore. La fraternità di Pietro con il Signore non è finita né rovinata dal suo peccato. Esiste ed è ancora viva perché Gesù lo invita a esplorarla più in profondità. Questo vale per ciascuno e ciascuna di noi. Sapere che Gesù invita ancora è sapere che egli accetta, perdona, porta e assorbe la ferita inferta: ascoltare l’invito è sapersi perdonati e viceversa.

fratel Davide