Mettersi un limite: spazio per l’altro


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Photo by Harry Holder on Unsplash
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26 aprile 2022

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 3,22-36 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 22 Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della Giudea, e là si tratteneva con loro e battezzava. 23Anche Giovanni battezzava a Ennòn, vicino a Salìm, perché là c'era molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare. 24Giovanni, infatti, non era ancora stato gettato in prigione.
25Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale. 26Andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te dall'altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui». 27Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. 28Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: «Non sono io il Cristo», ma: «Sono stato mandato avanti a lui». 29Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l'amico dello sposo, che è presente e l'ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. 30Lui deve crescere; io, invece, diminuire». 31Chi viene dall'alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. 32Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. 33Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. 34Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito. 35Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. 36Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio rimane su di lui.


I discepoli di Giovanni non sono diversi da quelli di Gesù. Uomini e donne, come noi, soggetti a gelosie, invidie. Oggi ci vengono presentati in una discussione, anche se il racconto non chiarisce ciò che è davvero l’oggetto della contesa, la questione rimane oscura e confusa. Questo dà però la possibilità ai discepoli di sollevare le loro rimostranze circa la figura di Gesù, l’altro maestro che rischia di togliere il posto, la visibilità, la fama al loro. A sostegno delle loro lamentele e sobillazioni falsificano anche la realtà: “Tutti accorrono a lui” (v. 26). Falso: l’evangelista ci ha appena detto che “la gente andava a farsi battezzare” (v. 23) a Ennòn dove si trovava Giovanni.

Gesù in realtà era precedentemente con Giovanni a battezzare dall’altra parte del Giordano: Gesù e Giovanni non sono in concorrenza, Giovanni sceglie di spostarsi e progressivamente di uscire di scena, perché a questo è chiamato. Egli è infatti colui che “ha dato testimonianza” (cf. v. 26) e ora, ancora una volta, renderà a Gesù la sua ultima parola di testimone.

Tuttavia, per i discepoli rimasti con il maestro Giovanni il confronto con Gesù non può che suscitare polemica e parole chiacchierate. Essi rivendicano la precedenza di Giovanni. Come può Gesù pretendere di soppiantare con il suo battesimo l’attività di colui che era stato il suo stesso maestro (cf. Gv 1,19-36)? È proprio a questo atteggiamento che accomunava i suoi discepoli, e noi a loro, che Giovanni ora offre un insegnamento chiaro e che va decisamente nella direzione opposta. Un insegnamento che rivela una volta ancora l’identità di Gesù e l’identità di Giovanni stesso. Perché è solo in una profonda coscienza e conoscenza di sé che si può giungere a instaurare relazioni libere e sincere con l’altro.

Giovanni sa chi è, sa in cosa consiste la sua verità, non ha dubbi o confusione: “Non sono io il Cristo” (v. 28; cf. Gv 1,20). Giovanni sa qual è il suo posto: “l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta” (v. 29). La piena consapevolezza della sua verità lo rende libero, libero per un gesto che agli occhi dei discepoli, e ai nostri con loro, risulta incomprensibile. “Lui deve crescere; io, invece, diminuire” (v. 30). Giovanni, a differenza dei suoi discepoli, non difende uno spazio di potere, di supremazia, sa mettersi un limite, sa dove fermarsi per lasciare spazio all’altro. Per questo egli è stato inviato: “Venne un uomo mandato da Dio … venne come testimone per dare testimonianza alla luce … non era lui la luce” (Gv 1,6-8). E Giovanni fino alla fine farà proprio questo: darà testimonianza, indicherà un altro verso cui rivolgere lo sguardo, non gli interessa la propria fama, il proprio potere come maestro. Egli esulta di gioia piena alla voce dello sposo, trova pienezza nel diminuire affinché Gesù cresca.

Giovanni trova gioia perché quell’unione dello sposo con la sposa, che egli ha atteso e preparato, sta avvenendo ora nell’incontro di Gesù con l’umanità. Ora il suo compito è terminato, Giovanni non si ribella, non protesta, egli gioisce e sparisce, lascia il posto a colui che aveva annunciato e testimoniato. Ora, alla voce dello sposo, presente per la sua sposa, ogni altra voce deve tacere.

Questo il maestro Giovanni, questo il suo insegnamento con la propria vita, offerto ai suoi discepoli e a tutti noi, fino a oggi. A noi che ancora difendiamo supremazia e precedenze, che ancora facciamo tanta fatica a darci quel limite che sempre è spazio gratuito, offerto per la vita dell’altro, e che nulla toglie alla pienezza di spazio lasciata alla nostra verità, se la accogliamo e la abitiamo in pienezza.

sorella Elisa