La fame di Gesù e gli affamati di Gesù


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Photo by Das Sasha on Unsplash
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29 aprile 2022

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 4,31-42 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 31 i discepoli pregavano Gesù: «Rabbì, mangia». 32Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». 33E i discepoli si domandavano l'un l'altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». 34Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35Voi non dite forse: «Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura»? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. 37In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l'altro miete. 38Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». 39Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». 40E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. 41Molti di più credettero per la sua parola 42e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».


Al dialogo di Gesù con la samaritana succede il dialogo di Gesù con i discepoli, alla metafora dell’acqua succede la metafora del mangiare: “I discepoli lo pregavano: Rabbì, mangia”. Una richiesta che offre al Maestro l’opportunità di chiarire quale sia la fame profonda che lo abita, senza disattendere il cibo quotidiano necessario per mantenersi in vita. Leggiamo: “Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compere la sua opera” (Gv 4,34). La volontà del Padre (cf. Gv 5,30) è il cibo che sazia la fame di Gesù, è la ragione prima e ultima del suo esistere, è la consapevolezza che ha orientato l’intera sua vicenda storica. Un Gesù cosciente di essere l’inviato del Padre a portarne a compimento l’opera a favore dell’uomo, il dono della vita in pienezza: buona, amare come amati (cf. Gv 13,34), eterna, oltre ogni male, ogni dolore, ogni morte. Tema che attraversa tutto il Vangelo di Giovanni. 

Il cibo, che nell’Antico Testamento è metafora della Legge (cf. Sal 119,103; Pr 9,5; Sir 24, 20-22), qui lo diventa della volontà del Padre “mangiata”, cioè fatta propria e vissuta da Gesù, volontà di vita. Un'istruzione illuminante per i discepoli di ieri, di oggi e di domani. A noi affamati di senso dato al vivere e al morire, è stata donata in pasto la ragione che ha saziato l’esserci di Gesù: nutrirci della volontà del Padre narrata dal dire, dal fare e dal morire di Gesù, divenendo al contempo creature che ricevono e danno vita lasciandosi amare e amando, la via che già ora introduce nell’ambito della vita eterna. La fame di Gesù ci costituisce affamati di Gesù, per accoglierlo come pane che nutre le nostre fami profonde: l’anelito a una vita nell’amore, la nostalgia della vita eterna, casa nostra.

Questa dunque l’opera di Gesù, seminare vita, e questo il salario del suo operare, raccoglierne il frutto gioendone assieme ai discepoli (cf. Gv 4,36). Almeno in questo caso semina e mietitura coincidono, l’evangelizzazione della Samaria iniziata da Gesù e esemplificata nell’incontro con la samaritana non è stata vana, egli vede venire a sé i samaritani: “Alzate i vostri occhi e guardate i campi che biondeggiano per la mietitura” (Gv 4,35), come coloro che hanno riconosciuto e accolto. Essi hanno colto in quel “giudeo” (Gv 4,9) un “profeta” (Gv 4,19), il “Messia” (Gv 4,20) e “il Salvatore del mondo” (Gv 4,42); hanno desiderato il suo sostare tra di loro, almeno un paio di giorni (cf. Gv 4,40). 

Alla semina di Gesù i samaritani hanno risposto con un puntuale atto di fede scandito da precisi passaggi: dall’iniziare al credere sulla parola della samaritana, la testimone (cf. Gv 4,39), all’ascolto diretto di lui (cf. Gv 4,40) che li ha dischiusi ad una conoscenza di lui come “salvatore del mondo” (cf. Gv 4,42), portando a compimento la confessione cristologica e condivisa della samaritana. Salvatore dal grande male del disamore che divide samaritani, giudei e greci, tutti, e della morte che tutto nullifica. 

Un momento di grande gioia per Gesù è il contemplare il nuovo della vita nell’amore e eterna, nel vecchio della vita nell’odio e nella morte. Un’istruzione grande per noi e una grande responsabilità, non privare la terra della novità portata da Cristo, un già qui e ora, presente anche se bisognoso di continua conversione, e in cammino verso il suo compimento, il giorno noto a Dio della vittoria definitiva dell’amore e della vita eterna. L’importante è dire sì a Gesù, dargli spazio in noi e tra di noi costituiti suoi alleati nel servizio della Vita, partecipi dell’opera voluta dal Padre. Questo è fare la sua volontà.

fratel Giancarlo