Un segno a distanza


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Photo by Amelia Barklid on Unsplash
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30 aprile 2022

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 4,43-54 (Lezionario di Bose)

In quel tempo  43Gesù partì per la Galilea. 44Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. 45Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch'essi infatti erano andati alla festa.
46Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l'acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. 47Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. 48Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». 49Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». 50Gesù gli rispose: «Va', tuo figlio vive». Quell'uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. 51Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». 52Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un'ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». 53Il padre riconobbe che proprio a quell'ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. 54Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.


È un intreccio di cammini il Vangelo di oggi. Dopo la sosta a Sicar, città della Samaria, Gesù si reca in Galilea e ritorna a Cana, dove aveva compiuto il primo segno. Un funzionario alle dipendenze del re Erode lo raggiunge e dopo l’incontro si mette in cammino verso Cafarnao. Poi è la volta dei servi che volano verso di lui per annunciare la guarigione del figlio ammalato.

Gesù è il geografo del Padre, i suoi piedi mappano territori inaccostabili, la sua presenza è erranza d’amore, alle ricerca dell’umanità smarrita tra miraggi e deserti, illusioni e fatiche, piagnistei e drammi della vita. Gesù viaggia e abbatte le distanze tra terre nemiche, tra popoli che si odiano, tra persone che si osteggiano. Gesù cammina, apre cammini e mette in cammino le persone che incontra

Gesù accoglie e si fa accogliere, e intanto opera segni e prodigi che rigenerano il mondo, lo ricreano con la stessa audacia dell’in principio. “E fu sera e fu mattina” (Gen 1,5). Giorno dopo giorno Gesù continua l’opera di separazione tra la luce e le tenebre, tra il firmamento, il mare e la terraferma e fa germogliare la vita, fa crescere la fiducia, immette speranza, guarisce dalla malattia, ci insegna a resistere alle seduzioni di tutte le culture di morte. 

A Cana di Galilea apre le danze, dà inizio alla festa, celebra le nozze di due sconosciuti e con essi il sodalizio d’amore tra Dio e l’umanità, offre il vino buono dall’inizio alla fine. A Cana di Galilea il desiderio di unità, il disegno di comunione e la benedizione divina sull’uomo e sulla donna narrati nel primo libro delle Scritture sono confermati. Cristo fa fiorire la vita, proclamando: “Tuo figlio vive”. All’“ora settima”, un’ora dopo mezzogiorno. Ora, secondo un midrash della creazione, in cui “Eva fu data all’uomo come compagna”. Il Gesù giovanneo viene a rinsaldare il primato dell’intimità e dell’alleanza comunitarie, l’importanza della relazione interpersonale, il compito primario dell’accoglienza e della responsabilità di fronte all’altro, il sogno della fraternità voluto da Dio.

“Tuo figlio vive”: sono anche le parole ribadite dai servi che per primi fanno esperienza della potenza scaturita dalla Parola di Dio fatta carne. Gesù, invitato dal funzionario regio a “discendere” da Cana a Cafarnao per guarire il figlio in fin di vita, è disceso realmente nel cuore dell’angoscia e dello sgomento della paternità violentata di quell’uomo, ne ha condiviso il dolore straziante, e ha accelerato inaspettatamente la risposta alla sua preghiera e alla sua richiesta, senza operare nessun contatto fisico con il bambino malato, travalicando così spazi e abbattendo distanze. L’empatia con l’interiorità devastata del padre è stata sufficiente per guarire il figlio lontano. Quell’uomo crede alle parole di Gesù, prima ancora di vedere il miracolo. Quella fiducia renderà visibile il segno. Allora tutta la famiglia crederà alla potenza di Gesù di dare la vita. La fede diventa contagio collettivo, risposta corale. Un singolo atto di fede è l’innesto di nuove conversioni e nuovi cammini di fede.

fratel Giandomenico