Da chi cerchiamo di ricevere testimonianza e gloria?


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /home/monast59/public_html/templates/yoo_moustache/styles/bose-home/layouts/article.php on line 44

Photo by Harry Holder on Unsplash
Photo by Harry Holder on Unsplash

4 maggio 2022

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 5,31-47(Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse:«31Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. 32C'è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera.  33Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. 34Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. 35Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.
36Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. 37E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, 38e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. 39Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. 40Ma voi non volete venire a me per avere vita.
41Io non ricevo gloria dagli uomini. 42Ma vi conosco: non avete in voi l'amore di Dio. 43Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. 44E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall'unico Dio?
45Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. 46Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. 47Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».


Undici volte in nove versetti (dal v. 31 al 39) ricorre, nel testo greco, il vocabolario della testimonianza. Testimoniare è attestare o negare la veridicità di un fatto, di un evento, a favore o contro qualcuno. L’Antico Testamento accorda grande spazio al tema della testimonianza, legifera su di essa per prevenirne abusi, perché facilmente la malevolenza si insinua e rende falso e menzognero questo atto con cui si impegna la propria parola. 

Le dieci parole donate da JHWH al popolo di Israele condannano “la testimonianza menzognera” (Dt 5,20; Es 20,16). Nei Salmi spesso si prega di essere liberati dai falsi testimoni: “Si insinuano contro di me falsi testimoni” (Sal 27,12); “Sorgevano testimoni violenti” (Sal 35,11). A volte Dio chiama i profeti a svolgere la missione di testimone a suo favore per denunciare l’infedeltà del popolo.

Gesù è “il testimone fedele” per eccellenza (Ap 1,5; 3,14) che narra ciò che ha visto e udito presso il Padre (Gv 3,11.32): la sua testimonianza è riconosciuta veritiera e fatta propria dal Battista ed è manifestata nelle opere da lui compiute. E noi, dove troviamo tale testimonianza? Nelle Scritture; ma non basta aprire il libro delle Scritture, bisogna aprire anche il cuore e volere andare da Gesù per avere la vita; se non apriamo il cuore, anche le Scritture restano sigillate.

Gesù riceve testimonianza; ciascuno di noi per vivere ha bisogno di una “testimonianza” a suo favore sulla propria vita, di un sì accordato alla sua esistenza. Questo sì viene dall’amore che il Padre ha per ogni sua creatura. Chi si riconosce voluto, amato dal Padre può, a propria volta, riconoscere e amare gli altri. E qui il tema della testimonianza si congiunge con quello della gloria. La parola ebraica che indica la “gloria” (kabod) comporta l’idea di peso, di consistenza. La gloria di un uomo è il peso, il valore che ha la sua vita. “Io non ricevo gloria dagli uomini” (v. 41), dice Gesù. La sua gloria viene dal Padre e si riflette sulla sua persona, sul suo volto (cf. 2Cor 4,6); Gesù è “irradiazione della gloria del Padre” (Eb 1,3) anche quando, come il servo sofferente appare senza bellezza né splendore (cf. Is 52,14) si realizza in lui la promessa “in te rivelerò la mia gloria” (Is 49,3). Ma noi cerchiamo la gloria che viene gli uni dagli altri (cf. v. 44), cerchiamo il consenso, l’approvazione di chi ai nostri occhi conta, e siamo disposti, pur di ottenerla a distorcere la verità, a rifugiarci in false testimonianze; la menzogna può diventare uno stile di vita, un abito di cui ci rivestiamo al punto di non di non saper più distinguere la menzogna dalla rettitudine e dalla verità. Spaventati dalla prospettiva della solitudine che comporta il non accondiscendere sempre e a qualsiasi prezzo al parere di altri, spaventati dalla prospettiva della croce, finiamo per “portare in giro il nome di cristiani” (Ignazio di Antiochia) senza esserlo in verità, e sveliamo la nostra non-volontà di andare a Gesù “per avere la vita”.

sorella Lisa