La via della condivisione


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Photo by Nattu Adnan on Unsplash
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5 aprile 2022

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv  6,1-15 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 1 Gesù passò all'altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, 2e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. 3Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. 4Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.  5Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». 6Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. 7Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». 8Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: 9«C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cos'è questo per tanta gente?». 10Rispose Gesù: «Fateli sedere». C'era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. 11Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. 12E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». 13Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d'orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. 14Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». 15Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.


La tensione tra Gesù e un gruppo di giudei è altissima. Le affermazioni e i gesti che egli compie urtano questi uomini osservanti e scrutatori della Scrittura, convinti di avere un rapporto privilegiato, sicuro e lineare con Dio, e pronti a usare la violenza nei confronti di chi li contraddice (cf. Gv 5,18). Gesù smaschera la loro inconsistenza e la loro ipocrisia, senza mezzi termini: “Vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio” (Gv 5,42). È una denuncia fortissima: essi sono detentori di un potere che non dà vita perché senza amore. Il volto di Dio che invece Gesù rivela è quello di un Padre che è amore e genera vita. E questo volto ci viene svelato nel brano di oggi che narra di un altro “segno”, quello della moltiplicazione dei pani, del banchetto sovrabbondante che evoca il dono della manna nel deserto (cf. Es 16).

Ci spostiamo dunque con Gesù in Galilea, all’altra riva del mare di Tiberiade. È vicina la Pasqua e una grande folla anziché prepararsi per andare a Gerusalemme accorre a lui. La Pasqua celebra l’uscita dall’Egitto e la liberazione dalla schiavitù. La folla ha contemplato i segni che Gesù ha compiuto sugli infermi, ha visto sconfiggere il potere del male nelle sue moltissime forme, riconosce che Gesù è il liberatore. È una scelta coraggiosa e controcorrente, che mette in discussione tutto il sistema di economia politico-religiosa legato al tempio. È “l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre … Viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità” (Gv 4,21.23).

Gesù alza gli occhi e vede. È l’atto che ci rende uomini e donne non più ricurvi su noi stessi ma protesi verso il riconoscimento dell’altro, che si palesa nella sua nudità, nella sua povertà. Gesù vede quei volti e si accorge della loro fame. Il volto dell’altro è colui che mi visita e visitandomi mi comanda di accoglierlo, di prendermi cura di lui con ogni sollecitudine. Gesù stabilisce una relazione di prossimità con quella grande folla e coinvolge i suoi discepoli, suscitando e stimolando la loro fede. Filippo, come noi, è chiamato a responsabilità, è invitato a rispondere al grido della gente affamata, è messo alla prova e dovrà aderire alla realtà senza tatticismi e cercare una soluzione senza tergiversare, coinvolgendosi in prima persona. È dolorosa la sua constatazione: la gente è numerosa ed è insufficiente il pane che si può comprare con duecento denari, che non è poco. Filippo non nasconde la sua impotenza. Allora entra in scena un bambino che apre gli occhi di un altro discepolo, Andrea, e così facendo spiana la strada al miracolo che Gesù opererà. Gesù non fa apparire dal nulla il cibo per questa gente. È la semplicità di un ragazzino che mette a disposizione quello che ha, cinque pani d’orzo e due pesci, che offre una via d’uscita al senso di smarrimento dei discepoli, quella della condivisione. Gesù riceve il pane, rende grazie, lo distribuisce: tre gesti soltanto. Lo stile del racconto è semplice e ci disorienta. Con la condivisione di quel poco che si ha a disposizione, tutti mangiano e sono sazi, e regna la sovrabbondanza. Gesù nei versetti successivi chiarirà il senso di questo gesto, ora la gente fraintende e vuole acclamarlo come re. Gesù si ritira, non accetta questa regalità mondana. Lui regna sì ma in maniera diversa…

fratel Giandomenico