Per chi ha sete


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13 maggio 2022

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 7,25-39 (Lezionario di Bose)

In quel tempo,25alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? 26Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? 27Ma costui sappiamo di dov'è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». 28Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. 29Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».

30Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora. 31Molti della folla invece credettero in lui, e dicevano: «Il Cristo, quando verrà, compirà forse segni più grandi di quelli che ha fatto costui?».
32I farisei udirono che la gente andava dicendo sottovoce queste cose di lui. Perciò i capi dei sacerdoti e i farisei mandarono delle guardie per arrestarlo. 33Gesù disse: «Ancora per poco tempo sono con voi; poi vado da colui che mi ha mandato. 34Voi mi cercherete e non mi troverete; e dove sono io, voi non potete venire». 35Dissero dunque tra loro i Giudei: «Dove sta per andare costui, che noi non potremo trovarlo? Andrà forse da quelli che sono dispersi fra i Greci e insegnerà ai Greci? 36Che discorso è quello che ha fatto: «Voi mi cercherete e non mi troverete», e: «Dove sono io, voi non potete venire»?». 37Nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva 38chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva». 39Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato.


La lunga pericope odierna è scandita da numerose domande su Gesù. Il suo modo di insegnare, di comportarsi, di incontrare le persone suscitava nei suoi interlocutori interrogativi e reazioni diverse, anche opposte. Gesù qui le lascia come in sospeso, perché non è ancora giunta la sua “ora”. 

“Costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia” (Gv 7,27). Il rischio di fronte al mistero dell’altro è quello di pretendere di conoscere, una pretesa che arriva a sviarne la comprensione e a rendere ciechi: è il “peccato” che Gesù rimprovera alle guide religiose del suo tempo che non giungono a riconoscerlo come il Messia inviato del Padre. Ne ricaviamo una lezione per le nostre relazioni, nelle quali siamo invitati ad accostare l’altro e il suo mistero con rispetto e nel silenzio per accogliere quanto di sé vorrà manifestare

Nel seguito del dialogo Gesù si fa ancora più impenetrabile: “Ancora per poco sono con voi, poi vado da colui che mi ha mandato. Voi mi cercherete e non mi troverete; e dove sono io, voi non potete venire” (Gv 7,34). C’è un tempo in cui è possibile trovarlo, se lo si cerca, che ci è dato come occasione da non lasciarsi sfuggire, e un tempo in cui non è possibile trovarlo (anche se lo si cerca). In seguito Gesù farà comprendere ai discepoli che attraverso di lui potranno andare al Padre e che preparerà per loro un posto e dove sarà lui potranno stare anche loro (cf. Gv 14,1-7), indicando sé stesso, la sua umanità, come “via”. Un luogo, questo, in cui possiamo vivere in comunione con il Signore per sempre, qualunque cosa ci accada

Ma le domande restano, ed è bene perché sono i nostri desideri che ci tengono vivi e alimentano la nostra ricerca interiore. Ecco perché nell’ultimo giorno della festa – la festa delle Capanne che fa da sfondo a questo episodio, con un insieme di rituali che assumono qui una portata simbolica in vista della rivelazione messianica di Gesù – Gesù grida: “Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me”. Egli fa appello alla nostra sete, al desiderio di acqua viva, fresca, che portiamo nel cuore. La nostra sete è il mezzo per andare a lui, ed esprime il nostro bisogno fondamentale di vita, perché “siamo la nostra sete”: sete di persone, di relazioni, di felicità. Una sete che a volte cerchiamo di ristorare lasciandoci prendere in un vortice di situazioni e impegni che in realtà ci distolgono da ciò che veramente conta. 

 “L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente, quando verrò a contemplare il suo volto?” (Sal 41,3). Alla nostra sete Gesù risponde con la sua stessa sete di incontrarci e la promessa dello Spirito santo, la vita stessa di Dio, che come sorgente zampillante sgorga in noi. Lo Spirito santo sarà donato all’umanità dal Crocifisso. La morte di Gesù in croce è, secondo Giovanni, la sua glorificazione, perché è lì che si rivela come il Figlio di Dio che dà la vita amandoci fino all’estremo. La nostra vocazione ha come sorgente il costato trafitto di Gesù, da cui uscirà il suo Spirito, simboleggiato dall’acqua e dal sangue (Gv 19,34). Generati come discepoli da quella ferità d’amore, siamo chiamati a vivere di questo Spirito che è vita e amore.

fratel Salvatore