La Legge, un insegnamento per la vita e non per la morte


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16 maggio 2022

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 8, 1-14 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 1 Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. 2Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. 3Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e 4gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 6Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. 7Tuttavia, poiché insistevano nell'interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». 8E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. 10Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più».  12Di nuovo Gesù parlò loro e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». 13Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera». 14Gesù rispose loro: «Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado.


Il nostro testo a una prima lettura presenta la vicenda penosa di una donna sorpresa in flagrante adulterio, trascinata davanti a Gesù da un gruppo di studiosi della Legge, senza il suo partner (che però è altrettanto colpevole). In nome della Legge di Mosè deve essere condannata a morte. La sentenza è già dichiarata: lei viene posta in mezzo e svergognata da questi uomini.

A una seconda lettura, il nostro testo presenta la vicenda di un uomo, un maestro sorpreso in flagrante insegnamento della Torah davanti al popolo nel tempio, braccato dallo stesso gruppo di studiosi che gli portano davanti la donna. Anche lui in mezzo, messo alla prova da questi uomini. 

Gesù quanto la donna è davanti a un tribunale in nome della Torah. Una Torah che, in un modo subdolo, viene distorta e manipolata. Perché? 

È vero che la Legge condanna l’adulterio: “Se uno commette adulterio con la moglie del suo prossimo, l’adultero e l’adultera dovranno essere messi a morte” (Lv 20,10). La Torah ha la particolarità di saper denunciare il male senza mezzi termini, ma come insegnamento per la vita e non per la morte. “Io ti ho posto davanti la vita e la morte, scegli dunque la vita!” (Dt 30,19). 

 Chiediamoci: si può mettere in pratica la Torah, e dunque in questo caso mettere a morte questa donna, senza aver capito il senso profondo della Torah? Senza conoscere il cuore di Dio che l’ha data a Mosè? Si può interpretare un insegnamento consegnato da Dio per la vita in un modo legalistico privo della conoscenza di questo Dio? 

«Io non godo della morte del malvagio, ma che il malvagio si converta dalla sua malvagità e viva!” (Ez 33,11) Così parla il Dio di Israele nel libro del profeta Ezechiele.

La donna, per questi uomini, non esiste come persona, esiste soltanto come alibi per poter lanciare la pietra contro Gesù. Cosa vedono della vita delle persone? Vedono il peccato. Vedono il peccato della donna e aspettano con ansia di vedere quello di Gesù: il “maestro fuorilegge!”

Gesù invece vede le persone. Vede la donna, la sua umiliazione, la sua sofferenza, la sua disperata vita privata di un futuro, vede anche il suo desiderio di amore e relazione che l’ha portata nelle braccia di un uomo. Tiene conto del suo peccato, non lo nega: le dice appunto: “Va e non peccare più” L’incontro con Gesù converte il suo desiderio sbagliato e l’orienta verso una vita nuova dove può gustare il perdono di un Dio che corregge ma non condanna.

Gesù vede questi scribi nella loro durezza e cecità, la loro trave nell’occhio. Non si conoscono o non vogliono conoscersi per evitare di entrare in contatto col loro proprio peccato. E Gesù li chiama a fare questo passo: a guardarsi: “Chi di voi è senza peccato…”. Hanno scagliato i loro giudizi contro la donna e contro Gesù come fossero pietre e si sono ritrovati accerchiati dal loro stesso peccato.

“Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano!” (Lc 5, 32) Così parla Gesù nel vangelo adempiendo il desiderio di Dio enunciato da Ezechiele, appena citato.

sorella Sylvie