Chi abbiamo per padre?


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Photo by Gatis Marcinkevics on Unsplash
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18 maggio 2022

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 8,31-51 (Lezionario di Bose)

In quel tempo,31Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; 32conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». 33Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: «Diventerete liberi»?». 34Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. 35Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. 36Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. 37So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. 38Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». 39Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. 40Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l'ha fatto. 41Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». 42Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. 43Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. 44Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c'è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. 45A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. 46Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? 47Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio». 48Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». 49Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. 50Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. 51In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno».


Questo discorso del Gesù giovanneo ha per tema la paternità abramica. È curioso che il discorso sia indirizzato a quei Giudei che avevano creduto in Gesù (v. 31). Questa introduzione stride con quanto segue, perché Gesù si rivolge, di fatto, a interlocutori che vogliono ucciderlo (vv. 37. 40) e che, in ogni caso, non sono disposti a credergli (v. 45). Questa contraddizione si può spiegare in molti modi: la cosa più semplice è pensare che il redattore finale del Quarto Vangelo abbia fuso insieme discorsi diversi, senza rendersi conto di contraddirsi. Del resto, il discorso stesso è pieno di ripetizioni, nello stile proprio di Giovanni. Ma questa spiegazione redazionale mi sembra debole. In realtà, penso che dobbiamo leggere tutto questo testo come un discorso rivolto non ai “Giudei”, ma a noi stessi, che abbiamo creduto in Gesù. Di chi siamo figli? Chi abbiamo per padre?

La prima risposta è: “Nostro padre è Abramo” (v. 39). Avraham avinu. Avere per padre Abramo vuol dire appartenere a una storia di salvezza nella quale proprio la fede in Cristo ci innesta, ci inserisce: “Se voi appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo” (Gal 3,29). La figliolanza abramica non si misura soltanto da un punto di vista etnico, ma è un dato spirituale che si misura sulla fede. Già il Battista aveva detto che Dio può suscitare dei figli (banim) ad Abramo perfino dalle pietre (avanim, cf. Lc 3,8). Non si può, quindi, fare affidamento sulla pura e semplice discendenza da Abramo: “Siamo discendenza di Abramo, e non siamo mai stati servi di nessuno!” (v. 33). “Discendenza”, in greco, si dice spérma, e anche per Paolo l’unica vera discendenza abramica, al singolare, è il Cristo stesso. Qui Giovanni precisa che soltanto il Figlio è il vero criterio della figliolanza abramica: “Se quindi il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero” (v. 36). Senza questo riferimento a Cristo, la stessa figliolanza abramica è ancora incompleta. Non che essa sia negata ai Giudei: “Se siete figli di Abramo, fareste le opere di Abramo” (v. 39). Si noti la difficoltà sintattica di questa frase. Non dice: “Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo”, periodo ipotetico dell’irrealtà, come traduce la nostra Bibbia. Non dice neppure: “Se siete figli di Abramo, fate le opere di Abramo”, come sostengono alcuni codici greci. Che i Giudei siano figli di Abramo non è messo in discussione: solo che a questa reale figliolanza non corrispondono le “opere” di Abramo. “Questo Abramo non l’ha fatto” (v. 40). E quello che Abramo “non” ha fatto è di avere ucciso suo figlio Isacco. 

Questo è il vero punto di discrimine della discendenza abramica secondo Giovanni: il comandamento di non uccidere, e quindi la misericordia. Per questo non basta rifarsi alla paternità di Abramo: bisogna scegliere tra la paternità di Dio e quella del diavolo, dell’omicida fin dal principio. “Se Dio fosse vostro padre, mi amereste” (v. 42). Se non amiamo Gesù, o non lo amiamo abbastanza, Dio non è veramente nostro padre. Al contrario, “voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro” (v. 44). Proprio noi, che gli abbiamo creduto, torniamo a crocifiggere il Figlio che ci rende liberi.

fratel Alberto