Una pace che viene dall’amore


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Photo by Matt Howard on Unsplash
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27 maggio 2022

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 14,22-31a (Lezionario di Bose)

In quel tempo 22 Giuda, non l'Iscariota disse a Gesù: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?».23Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. 27Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. 28Avete udito che vi ho detto: «Vado e tornerò da voi». Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. 29Ve l'ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. 30Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; contro di me non può nulla, 31ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».


In questi discorsi, nel contesto dell’ “ultima cena”, che precedono la sua passione, Gesù cerca di manifestare l’amore che lo lega al Padre e l’amore che lo lega ai suoi discepoli. Solo lo Spirito santo può renderci capaci di comprendere e approfondire questo mistero di amore

Nella pericope odierna veniamo introdotti dalla domanda dell’apostolo Giuda, non l’Iscariota, che vorrebbe adesso una manifestazione al mondo della signoria di Gesù, come messia glorioso, potente, trionfante. Siamo ancora nella logica mondana del potere che si impone annullando gli altri. E Gesù risponde che non vi è manifestazione altra che quella che avviene nell’amore, in una relazione di amore. “Se uno mi ama …”: credere e riconoscere l’amore di Dio per noi, manifestato in Gesù, rispondere a questo amore osservando, custodendo la sua parola, significa ospitare Dio nella nostra vita, diventare sua dimora.

Nella sua prima lettera Giovanni ci dirà che “la nostra comunione è con il Padre e con il figlio suo, Gesù Cristo” (1Gv 1,3). Dirà anche Pietro come siamo “partecipi della vita divina” (2Pt 1,4).

Significa partecipare alla comunione trinitaria, fin da ora… è una realtà che ci supera e solo lo Spirito santo può darci di comprendere, per quanto ci è possibile, e vivere nella nostra fragile esistenza.

Quando Gesù non potrà più essere presente fisicamente tra i suoi sarà lo Spirito santo, che è Spirito di comunione, a tenere viva la presenza di Gesù tra i suoi, ad approfondire e a fare memoria della parola di Gesù. Leggiamo in Gv 2,22 “Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo (la distruzione del suo corpo, tempio nuovo), e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù”. La morte e la resurrezione di Gesù sono sempre al centro della comprensione e la comprensione avviene grazie allo Spirito santo. E non è un fatto privato ma esperienza vissuta all’interno di una comunità cristiana.

“Vi lascio la pace, vi do la mia pace”. Non è la pace instabile e sempre minacciata che dà il mondo, frutto di compromessi e convenienze: è una pace profonda che non possiamo darci da noi stessi, magari con tecniche elaborate, non è legata a stati d’animo passeggeri, è un dono, da ricevere, ricercare, custodire, invocare. Una pace stabile, vera, legata alla fedeltà di Cristo verso di noi, quella fedeltà che non viene mai meno, non come le nostre spesso precarie fedeltà. È una pace che rimette i peccati e guarisce, che ci permette di stare con Cristo, di legare i nostri pensieri ai suoi pensieri. 

L’evangelo di Giovanni ci parla di questa pace qui, appena prima della Passione e, subito dopo, alla Resurrezione: è la pace che viene dal Crocifisso Risorto. Non è un augurio ma ha un peso reale: è una pace che persiste anche nelle tribolazioni, nelle persecuzioni. Non sta nell’assenza della croce ma nella forza di passarci attraverso senza venir meno, senza disperare. L’apostolo Paolo dirà che Cristo è la nostra pace. La nostra pace è una persona che ci ama, quando ne siamo convinti e quando non sappiamo crederci. Sempre.

fratel Domenico