Il girotondo dell’amore


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /home/monast59/public_html/templates/yoo_moustache/styles/bose-home/layouts/article.php on line 44

676239b41d74c017d125e321dbc27a1f.jpg

28 maggio 2022

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 15,1-11 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse: 1 «Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. 2Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. 3Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. 4Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. 5Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 6Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 7Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. 8In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.  9Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 10Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 11Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena


Amore e gioia. Sono parole “inflazionate” che rischiano di perdere il loro significato profondo, la loro consistenza. Gesù parla di amore, di gioia. Quale amore, quale gioia? Gesù ne parla dopo aver annunciato e svelato ai suoi amici e discepoli il tradimento di uno di loro, e la sua imminente passione e morte. Gesù parla di amore, di gioia, ma di amore e gioia non si danno definizioni, non si capiscono alla fine di raffinati ragionamenti; l’amore e la gioia di cui ci sta parlando Gesù esistono solo come frutti di vita. Darne definizioni è voler circoscrivere delle verità di cui Gesù ci dice che sono in divenire, che esistono nella misura in cui si sviluppano nel fluire della vita. Esistono come continua e rinnovata promessa di Gesù, per l’oggi: la gioia piena.

Gesù sembra immetterci in un girotondo. Un’onda circolare infinita: quella dell’amore che dal Padre raggiunge il Figlio per raggiungere i figli, fratelli, sorelle. Una circolarità che non si rinchiude in sé ma che procede infinitamente in profondità. “Come il Padre ha amato me, anch’io ho amato voi, rimanete nel mio amore” (v. 9). In quel “come” è racchiusa l’origine, il fondamento dell’amore: un unico amore che continua a essere generativo di relazioni tra noi. 

Un amore a “caro prezzo”, non l’amore pubblicizzato ma non vissuto, ma l’amore che, zampillante dal Padre, zampilla poi dalla croce e diviene il nostro amore nelle nostre croci. L’amore che rimane: nella sofferenza, nella fatica di amare, di perdonare, l’amore che rimane di fronte alla malattia, alla debolezza dell’altro, l’amore che “osserva i comandamenti” (cf. v. 10), che si pone dei limiti, che non si impossessa dell’altro ma lascia liberi.

In questo amore, in cui Gesù invita a dimorare, a “rimanere” (v. 9), c’è la condizione di pienezza della gioia. Accogliendo l’amore, entrando e dimorando nella relazione generativa con il Padre Creatore, e con il Figlio, noi troviamo una dimora sicura, uno spazio vitale e fecondo in cui possiamo scegliere che forma dare alla nostra vita e “come” amare. Solo all’interno di questo amore possiamo ritrovare la nostra identità di figli e fratelli. È lo spazio dell’unione dei tralci alla vite: in questo essere uniti passa linfa vitale che permette la nascita e la crescita del frutto, della vita.

La gioia piena, che non ha bisogno di aggiunte, è per Gesù il colore di questa circolarità dell’amore: questa gioia è reale, è possibile qui e ora, solo se non usciamo da questa circolarità aperta delle relazioni. Tale promessa di gioia non si realizza grazie a uno sforzo volontaristico, Gesù ci indica invece la via più “passiva” dello stare, del dimorare all’interno della relazione originaria con lui, dell’accoglienza di colui che è l’Amore. Le parole di Gesù non lasciano dubbi: è un’inclusione incondizionata, un’unione senza divisioni, un rimanere nella relazione, l’unica via perché la nostra gioia, quella che già è in noi, che già viviamo, sia piena, senza mancanze, “la sua gioia in noi” rende “la nostra gioia piena” (cf. v. 11), qui e ora. La nostra gioia deve divenire piena, ed è in quello spazio di mancanza che può inserirsi il dono, la gioia di Gesù. È solo l’amore dell’altro in me che rende la mia gioia piena: non può esservi gioia piena, senza mancanze, se non lasciamo spazio nella nostra faticosa gioia, alla gioia del fratello e della sorella.

sorella Elisa