All’ombra della croce di gloria


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Photo by Syd Sujuaan on Unsplash
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3 giugno 2022

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 17,1-11a (Lezionario di Bose)

In quel tempo 1 Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l'ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. 2Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. 3Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. 4Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare. 5E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.
6Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. 7Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, 8perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
9Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. 10Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. 11Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te.


È la terza volta che, secondo l’evangelista Giovanni, Gesù si rivolge al Padre nella preghiera, e tutte e tre le volte la gloria si intreccia con la morte. Nella prima, la morte di Lazzaro è occasione perché chi ascolta veda la gloria di Dio (cf. Gv 11,4.40); nella seconda, al momento della trasfigurazione/manifestazione di Gesù ai Greci, il segno del chicco caduto a terra e morto è invocazione della gloria del Padre (cf. Gv 12,20-28). Qui l’evangelista sembra scandire la preghiera di Gesù al Padre sulla modalità del “Padre nostro” insegnato ai discepoli: l’appellativo “Padre” che ha dimora nei cieli, l’evocazione del “nome”, la vita eterna nel regno, la corrispondenza tra ciò che avviene in cielo e sulla terra, ci portano a dire che Gesù ha insegnato a pregare ai suoi discepoli non diversamente da come lui stesso ha pregato il Padre. Così come ha fatto per tutta la vita, fino alla lavanda dei piedi: “quello che io ho fatto a voi, fatelo anche voi, gli uni agli altri”.

È quindi immergendoci nella preghiera stessa di Gesù, nel suo dialogo d’amore che manifesta la comunione divina, nella sua vita donata al Padre per i suoi amici che anche noi possiamo pregustare la gloria accordata al Figlio. E questo al cuore dell’annuncio della passione e morte, all’ombra della croce di gloria, potremmo dire. La croce, da strumento di condanna diviene trono di gloria, epifania della gloria del Padre che nel Figlio si manifesta come amore per tutti

Il mondo sembrerebbe escluso da questa preghiera, e invece è proprio nel mondo che restano i discepoli mentre Gesù va al Padre. Il seguito della preghiera di Gesù chiarirà in profondità il dialogo incessante tra Gesù e il mondo, operato proprio tramite i discepoli. Qui abbiamo l’essenziale di ciò che nutrirà questo dialogo salvifico: i discepoli hanno riconosciuto l’inviato del Padre, ne hanno gustato l’amore fino alla fine, hanno ricevuto il dono ineffabile della comunione e ora sono in grado di dare gratuitamente ciò che gratuitamente hanno ricevuto. 

Forse la vocazione cristiana è tutta qui: non le nostre opere, ma il riconoscimento dell’opera del Padre attraverso il Figlio; non le nostre preghiere, ma il nostro aderire alla preghiera di Gesù; non le nostre parole ma lo spazio preparato per la parola di Dio; non il nostro estraniarci dal mondo, ma il porre fine all’estraniamento dei nostri fratelli e delle nostre sorelle in umanità rispetto a quella comunione d’amore tra il Padre e il Figlio che lo Spirito non cessa di rinnovare. 

Questa è la nostra fede: credere in Colui che ha inviato il Figlio. Questa è la vita eterna: conoscere il Padre, pregare, il Padre, amare il Padre, alla sequela del Figlio che ha tanto amato il mondo da dare la sua stessa vita. Gloria e morte allora si intrecciano un’ultima volta sul legno della croce, là dove tutto è compiuto, là dove il Signore attira tutti a sé per sempre.

fratel Guido