Perché siano una cosa sola


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /home/monast59/public_html/templates/yoo_moustache/styles/bose-home/layouts/article.php on line 44

12273d126d65f1924e87a1f861639e00.jpg

4 giugno 2022

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 17,11b-26 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse: «11Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
12Quand'ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. 13Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. 14Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
15Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. 16Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. 17Consacrali nella verità. La tua parola è verità. 18Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; 19per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità. 20Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: 21perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
22E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. 23Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
24Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch'essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
25Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. 26E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».


Il testo evangelico di oggi è composto dalle ultime parole che Gesù rivolge al Padre in quella lunga preghiera del capitolo 17 del vangelo secondo Giovanni, preghiera che conclude i discorsi di Gesù ai discepoli prima della sua passione e con essi forma quello che potremmo chiamare il “testamento” che Gesù lascia ai suoi discepoli, testamento nel quale Gesù lascia loro il comandamento nuovo: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”.

Questa preghiera di Gesù ruota attorno a una frase che ritorna a “grandi balzi” lungo tutto l’avanzare del testo: “Perché siano una cosa sola, come noi”. “Come noi”: Gesù aveva detto ai discepoli di amarsi gli uni gli altri come lui li aveva amati, ora prega perché i suoi discepoli, la sua comunità, sia unita in una comunione simile a quella che unisce il Padre e il Figlio, una comunione nella diversità e nell’amore. E perché questo avvenga è innanzitutto importante che il Padre custodisca nel suo nome quelli che Egli ha affidato al Figlio, il piccolo gregge del Figlio, ovvero che il Padre vegli e si prenda cura di quella comunità radunata attorno al Cristo, e faccia questo nel suo nome che è “misericordioso e compassionevole” (cf. Es 34,6): la custodia del gregge nel suo insieme e di ogni singola pecora è possibile solo nella misericordia e nella compassione perché queste sono due declinazioni dell’amore. Ecco perché Gesù prosegue dicendo che il Padre gli ha dato questo nome, perché Gesù è venuto proprio a narrarci questo amore misericordioso e compassionevole.

Già in Ez 34,11-13 Il Signore aveva detto che Lui stesso avrebbe custodito le sue pecore, ne avrebbe avuto cura e le avrebbe radunate in unità, e Gesù nel capitolo 10 del vangelo di Giovanni aveva ripreso questa immagine. Sì, quando la comunità è radunata attorno al Signore e si lascia guidare da lui allora può vivere nell’unità, può rispettare l’unicità di ogni suo membro e nello stesso tempo formare un solo gregge che cammina dietro a un solo pastore, può essere un solo corpo formato da diverse membra e che hanno un solo capo, il Cristo.

Ma un altro elemento essenziale perché i suoi discepoli vengano custoditi nell’unità è la parola, quella parola che il Figlio ha dato ai suoi discepoli, che a loro volta sono chiamati a trasmetterla ad altri. Questa parola consacra i discepoli nella verità, ovvero li mette a parte (questo significa “consacrare”), instilla in lorouna diversità che rende eloquente la loro vita, che li rende testimoni del Figlio. Così il mondo può credere tramite loro, tramite le loro parole ma anche tramite quell’unità che vivranno grazie alla custodia del Padre e del Figlio, grazie a quella gloria che come una catena passa dal Padre al Figlio e da questi ai discepoli.

E in che cosa consiste questa gloria? È la gloria dell’amore, la gloria che crea per amore e nello stesso amore custodisce dal Maligno, che consacra nella verità, che dona unità grazie all’amore che ama fino alla fine: così Dio ha manifestato la sua gloria, amando così tanto il mondo da mandare il Figlio per la sua salvezza. Così noi siamo chiamati ad amarci gli uni gli altri per testimoniare questa stessa gloria.

sorella Ilaria


Iscriviti alla newsletter del vangelo del giorno