Una nuova era nell’amicizia copto-russa

Monaci copti ortodossi in visita nei monasteri russi

La delegazione copta sulla piazza rossa a Mosca
La delegazione copta sulla piazza rossa a Mosca

“Ecco, che cosa è bello o che cosa è dolce, se non fratelli che stanno insieme?”. È nello spirito di questo versetto salmico che si è conclusa la missione di una delegazione monastica copta ortodossa in Russia, svoltasi dal 23 agosto al 1° settembre scorsi. La delegazione era composta da quindici abati e monaci dei monasteri di al-Muharraq (Asiyut), di San Tommaso e Vittorio (al-Khatatba), della Vergine Maria (Akhmim), di Sant’Antonio il Grande (deserto orientale), di San Pishoi il Grande e di San Macario il Grande (deserto di Scete). Della delegazione – a capo della quale era il vescovo Pigol, abate del Monastero di al-Muharraq – hafatto parte anche Mikhail, vescovo generale al Cairo e responsabile dell’Istituto teologico del Cairo. Tra gli ieromonaci presenti, padre Kyrillos di San Pishoi, segretario particolare di S.S. Tawadros II, Papa di Alessandria e Patriarca della predicazione di San Marco. Era inoltre presente Anton Milad, inviato speciale del Patriarcato copto ortodosso. La visita della delegazione copta ha avuto un’ampia eco nei mass media sia copti che russi1. La notizia è stata ripresa anche da siti ecclesiali, tra cui quello del patriarcato ortodosso serbo.

Questa visita, che si è tenuta su invito di Kirill, Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’, rientra nell’ambito dei lavori della commissione mista copto-russa per la cooperazione tra le due chiese che è stata lanciata nel 2014 insieme dal Patriarca Kirill e dal Patriarca Tawadros II. Quest’ultimo aveva visitato in quell’occasione la Russia per la prima volta. I lavori della commissione per lo sviluppo della cooperazione interecclesiale sono supervisionati da due delegati patriarcali. Per la parte copta, da Serapion, metropolita degli Stati Uniti meridionali. Per la parte russa, da Feognost, metropolita di Kashira e segretario del dipartimento sinodale per i monasteri e il monachesimo. La cooperazione è seguita con grande attenzione personalmente sia da Papa Tawadros II che dal Patriarca Kirill.

Scopo della commissione mista è di riprendere con maggiore intensità le relazioni bilaterali e approfondire la conoscenza reciproca e la collaborazione congiunta. Sono quattro gli ambiti principali del lavoro di questa commissione. Innanzitutto, quello monastico, terreno comune per entrambe le Chiese e, dunque, luogo privilegiato di incontro e di scambio. È stato deciso, in questo senso, un frequente scambio di delegazioni monastiche con lo scopo di conoscere meglio le realtà monastiche degli uni e degli altri. La delegazione monastica copta che ha recentemente visitato i luoghi del cristianesimo russo rappresenta la quinta a partire per la Russia. Questa missione fa seguito a quella di una delegazione monastica della Chiesa ortodossa ucraina, presieduta dal metropolita Arsenij, abate del monastero della Lavra di Sviatohirsk, che ha visitato i monasteri egiziani dal 25 marzo al 2 aprile scorsi2. In questo contesto, vale la pena mettere in rilievo anche il fatto che, a partire dal 2014, numerosi gruppi di pellegrini provenienti dalla Russia e dall’Ucraina hanno visitato e soggiornato in monasteri copti ortodossi.

In Russia, i monaci copti sono stati accolti da numerose autorità ecclesiastiche. Innanzitutto, a nome del patriarca Kirill, il metropolita Feognost, insieme ad altri collaboratori del dipartimento per le relazioni esterne del patriarcato, ha accolto con grande calore la delegazione all’arrivo all’aeroporto di Mosca. Il metropolita ha espresso ammirazione e stima per una chiesa come quella egiziana antica quanto il cristianesimo, sottolineando due principali punti in comune con la chiesa russa: il martirio e il monachesimo. La Chiesa russa ha conosciuto decenni di persecuzioni e martirio che non sono, però, riusciti a distruggerla. La Chiesa copta, invece, continua a vivere un’epoca storica di martirio. In particolare – ha sottolineato il metropolita – ad aver commosso il popolo russo, è stata la storia dei ventuno martiri di Libia, canonizzati dalla Chiesa copta nel 2015, sui quali il canale russo Spas aveva mandato in onda un documentario di ottima qualità due settimane prima dell’arrivo della delegazione3. Dal dialogo con il metropolita, inoltre, è emerso da entrambe le parti che se è vero che in passato russi e copti si sono guardati con sospetto considerandosi reciprocamente non pienamente ortodossi, ora, dopo questo scambio continuo di delegazioni che ha messo in luce una grande sintonia tra le due chiese su numerose questioni monastiche, teologiche e spirituali, è giunto il momento di portare la buona notizia di questo riavvicinamento ai fedeli delle rispettive chiese.

Con madre Elisaveta nel monastero femminile di Santa Marta e Maria a Mosca
Con madre Elisaveta nel monastero femminile di Santa Marta e Maria a Mosca

La delegazione copta è stata poi accompagnata in visita in numerose realtà monastiche, sia maschili che femminili, e ha potuto venerare icone e reliquie di grande importanza per il popolo russo. In particolare hannovisitato a Mosca il Convento femminile di Pokrovsky; il Monastero di Novospassky, dove hanno potuto pranzare e dialogare con il metropolita Dionisio, abate del monastero e primo vicario del patriarca Kirill; il Monastero di Sretensky e l’annesso istituto teologico; il Monastero di Danilov, dove hanno avuto un incontro con il vescovo Alexej, abate del monastero e collaboratore del metropolita Ilarion. Nell’antica città di Tver’, i monaci hanno potuto cenare in un clima di grande amicizia e amore fraterno con il metropolita della città, Amvrosij. Hanno visitato, poi, il Monastero di San Nilo, sull’isola di Stolobny nel lago Seliger. Inoltre, la delegazione è stata accolta dal metropolita di Novgorod, Lev, e ha partecipato alla liturgia della Dormizione della Vergine Maria nella cattedrale della città. A San Pietroburgo la delegazione ha incontrato il metropolita della città, Varsanufij, e il direttore dell’istituto teologico, vescovo Silouan, con cui ha avuto un intenso dialogo. In questa occasione sono stati stabiliti l’inizio della collaborazione tra l’istituto teologico di San Pietroburgo e quello del Cairo, l’istituzione di programmi comuni e lo scambio di docenti e studenti. Infine, i monaci copti hanno potuto visitare il monastero di Valaam e dialogare sia con l’abate Pankratij che con alcuni dei monaci del monastero centrale e delle skiti attorno.

 Il vescovo Pigol capo della delegazione egiziana e Lev metropolita di Novgorod nella Cattedrale della Sofia
Il vescovo Pigol capo della delegazione egiziana e Lev metropolita di Novgorod nella Cattedrale della Sofia

Particolarmente coinvolgente è stato l’incontro con padre David, capo coro di Valaam, e con i monaci che abitano con lui nella skiti di Smolenskij, con i quali vi è stato un proficuo scambio su temi monastici. In occasione della visita, sono state donate a tutti i monasteri russi varie copie della traduzione inedita in lingua russa fatta in Egitto da uno dei monaci della delegazione del “Testamento Spirituale” di San Macario il Grande. Il testo ha ricevuto grandissimo apprezzamento da parte dei russi che hanno chiesto di poterla ripubblicare su vasta scala. Si è interessato in prima persona il metropolita Ilarion che lo ha fatto pubblicare sul portale del patriarcato. La delegazione copta è rientrata in patria con un senso di gratitudine, piacevolmente stupita di trovare un popolo di profonda spiritualità come quello russo che cerca il “Regno di Dio e la sua giustizia”, augurandosi che l’amicizia copto-russa possa crescere e portare sempre più frutti.

Il vescovo Pigol con Varsanufij metropolita di San Pietroburgo e il vescovo Arsanij
Il vescovo Pigol con Varsanufij metropolita di San Pietroburgo e il vescovo Arsanij

I rapporti tra le Chiese ortodosse copta e russa non nascono oggi ma hanno importanti radici storiche. Bisogna risalire al XIX secolo per ritrovare l’intensificarsi dei contatti ufficiali tra le due chiese. Sappiamo, ad esempio, che una delegazione episcopale copta ortodossa partecipò all’incoronazione dello zar Nicola I e che il patriarca copto Butrus al-Gawli (Pietro VII: 1809-1852) incontrò più volte al Cairo i delegati dello zar. La visita del primo patriarca copto in Russia risale al 1972. Papa Shenuda III incontrò l’allora patriarca russo Pimen. Shenuda ritornò nel 1988 insieme a un’ampia delegazione copta in occasione del millenario del battesimo della Rus’. In seguito, altre delegazioni copte hanno preso parte a importanti eventi ecclesiali russi, come l’intronizzazione del Patriarca Kirill nel 2009. Papa Tawadros II, su invito del Patriarca Kirill, ha visitato la Russia nel 2014. Nel 2017 Papa Tawadros ha ricevuto in Russia il premio della Fondazione Internazionale per l’Unità delle Nazioni Cristiane Ortodosse che ha sede a Mosca come “uomo dell’anno”. È stata la prima volta che un premio così prestigioso per la Chiesa russa è stato offerto a un primate pre-calcedonese. In quell’occasione, Papa Tawadros ha incontrato sia il Patriarca Kirill che il presidente della Federazione Russia, Vladimir Putin. Inoltre, va ricordato che, soprattutto a partire dalla metà del secolo scorso, grazie alla rinascita patristica, i copti hanno potuto apprezzare la letteratura spirituale russa, in particolare I Racconti del pellegrino russo è diventato un testo estremamente diffuso e conosciuto che ha arricchito la spiritualità di molti copti. Conosciuti e tradotti sono anche alcuni testi di Serafino di Sarov, Teofane il Recluso, Ignazio Bryanchaninov, Giovanni di Kronstadt, Sofronio Sakharov e altri.

Insieme al vescovo Pankratij abate del Monastero di Valaam e ad alcuni monaci del monastero
Insieme al vescovo Pankratij abate del Monastero di Valaam e ad alcuni monaci del monastero

Anche la Russia ha da sempre mostrato interesse per l’Egitto. Sin dal battesimo della Rus’, i fedeli russi si sono nutriti alla spiritualità dei grandi Padri del deserto egiziano – Antonio, Macario, Paolo di Tebe, Pishoi e Pacomio, solo per citarne alcuni – i quali continuano a ispirare e a nutrire profondamente la spiritualità russa. Da tempo immemore, i russi amano compiere pellegrinaggi sul monte Sinai. Dopo la fase più feroce della persecuzione comunista che isolò la Chiesa russa dall’ecumene cristiano, i contatti bilaterali ripresero nel 1945. Il Patriarca Alexej I è stato il primo patriarca russo a visitare l’Egitto, nel 1945 e nel 1960, anno in cui incontrò il Patriarca San Cirillo VI. I patriarchi russi successivi Alexej II e Kirill hanno anch’essi visitato l’Egitto e il Patriarcato copto, rispettivamente nel 1991 e nel 2010. Delegazioni russe hanno poi partecipato sia al funerale del Patriarca Shenuda III nel 2012 che all’intronizzazione del Patriarca Tawadros II nel 2013.

un monaco del deserto


1 Si veda il mini documentario dell’eparchia russa ortodossa di Tver su Youtube:


2 Si veda, ad esempio, il video reportage a puntate della visita sulla pagina Youtube del monastero della Lavra di Sviatohirsk

3 Il documentario, intitolato “Esecuzione di cristiani al giorno d’oggi. Nella patria dei martiri”

Tags: Attualità e vita delle chiese