Lettera pasquale di Giovanni X

Miei amati,
questo discorso sulla croce e sulla resurrezione assume oggi, nella nostra vita attuale, un significato più profondo; tanti nostri fratelli hanno sofferto duramente a causa degli eventi dolorosi che sperimentiamo. Nostri fratelli, metropoliti, sacerdoti e laici sono trattenuti a tutt’oggi nelle mani dei rapitori. Alcuni presbiteri e laici hanno subito la morte in varie località, e migliaia sono divenuti rifugiati. Noi portiamo la croce di tutta quanta la sofferenza che hanno subito o subiscono fino ad oggi. Noi condividiamo la tragedia della diocesi di Aleppo e condividiamo anche la tristezza di ogni parrocchia e di ogni casa. Tale tristezza, però, va considerata come una via per una maggiore saldezza, e un’occasione per manifestare la nostra fede e il nostro credere nella resurrezione. Abbiamo fatto tanti sforzi presso tutte le autorità, internazionali e locali, chiedendo non solo la liberazione dei rapiti, ma anche il ristabilimento della pace nelle nostre regioni e la cessazione della violenza come metodo di condotta fra i cittadini. Non arretriamo davanti alla realtà, così come il Signore non è arretrato sulla via della croce. La strada, la percorriamo fino alla fine, e non ci stancheremo mai di continuare a chiedere una vita degna all’uomo, perché la resurrezione sicuramente avverrà. Ciò detto, vi invito, miei amati, ad essere sempre più uniti, a pregare di più, ad essere più saldi e stabili nella fede, ad amare di più la vostra terra e ad essere più aperti con chi condivide la vostra stessa patria, cosicché possiamo più efficacemente chiedere la cessazione dell’ingiustizia,  il ritorno dei rapiti, sani e salvi, e asciugare le lacrime di coloro che sono nella tristezza.

Giovanni X
Patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente