XXX domenica del tempo Ordinario

 

Gesù, dal canto suo, non reagisce intimandogli di tacere, come faceva abitualmente di fronte alle confessioni degli spiriti impuri (cf. Mc 1,25.34; 3,12), i quali non erano disposti a coinvolgersi con lui nel cammino della sequela; al contrario, ordina di chiamarlo. E Bartimeo risponde senza indugio alla chiamata di Gesù: getta subito a terra il mantello in cui raccoglieva le monete ricevute in elemosina, mantello che al contempo era coperta per la notte e, per questo, proprietà inalienabile del povero (cf. Dt 24,13); per donarsi a Gesù totalmente si spoglia di tutto ciò che potrebbe essere d’intralcio all’incontro con lui, si spoglia di ogni pur minima sicurezza, del suo passato, della sua stessa vita, e «balzando in piedi viene da Gesù». Il figlio di Timeo si pone nella sua nuda povertà e nella sua cecità di fronte a Gesù, «Figlio di David» e «Figlio di Dio» (Mc 1,1; 15,39)!

A questo punto Gesù gli rivolge la stessa domanda fatta poco prima a Giacomo e Giovanni (cf. Mc 10,36): «Cosa vuoi che io faccia per te?»; Bartimeo non esige per sé posti di onore, ma gli chiede con grande franchezza: «Rabbunì – cioè Maestro – che io riabbia la vista!». Come già aveva detto alla donna malata di emorragia (cf. Mc 5,34), Gesù allora esclama: «Va’, la tua fede ti ha salvato». Il vero miracolo che qui è narrato è il miracolo della fede, una fede capace di vedere l’invisibile (cf. Eb 11,27) e di sperare ciò che sembra impossibile: Gesù sa riconoscere chi si avvicina a lui con fede sincera e risponde offrendogli gratuitamente un segno di salvezza e di pienezza di vita, anticipazione di ciò che sarà definitivo nel Regno…