V domenica del tempo Ordinario

È un’affermazione straordinaria, che esprime l’essenziale della fede cristiana: un’adesione fiduciosa e profonda a Gesù, un’obbedienza alla sua parola, fondamento ben più saldo di ogni nostro pensiero o sentimento. «Avendo fatto questo, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano»; Simone chiama dunque in aiuto Giacomo e Giovanni, proprietari dell’altra barca, e le due imbarcazioni quasi affondano sotto il peso dell’abbondante pesca. Al vedere ciò Simone «si getta alle ginocchia di Gesù e grida: “Signore, allontanati da me che sono un peccatore!”». È la stessa esperienza di Isaia che, di fronte alla santità di Dio, non può fare a meno di esclamare: «Povero me, uomo impuro che ha visto il Signore!» (cf. Is 6,5). Sì, l’autentico incontro con Dio e con Gesù Cristo – colui che ci ha narrato definitivamente Dio (cf. Gv 1,18) – coincide con lo svelamento all’uomo della propria condizione di peccatore, ossia con la scoperta dell’abissale distanza che lo separa dal Signore, con la consapevolezza di non essere santo… È a partire dalla presa di coscienza di tale distanza, colmata dall’amore preveniente del Signore, che si apre la possibilità di un vero cammino di conversione e di vita nuova; non è un caso che solo ora Simone sia chiamato anche Pietro, nome assegnatogli da Gesù per indicare il suo compito di essere la roccia su cui fondare la comunità (cf. Lc 6,14).