V domenica del tempo Ordinario

Alla vocazione segue immediatamente una precisa missione affidata da Gesù a Simon Pietro: «Non temere, d’ora in poi sarai pescatore di uomini». Pietro vede trasfigurata la propria esistenza: da pescatore di pesci deve diventare pescatore di persone, capace cioè di condurre uomini e donne al Signore. E questa promessa gli viene rivolta proprio mentre egli confessa la propria inadeguatezza, a riprova di come solo grazie all’adesione al Signore egli potrà scacciare ogni paura e compiere ciò che alle sue forze sarebbe impossibile. Certo, Pietro smentirà a più riprese la fedeltà al Signore Gesù e giungerà fino a misconoscerlo per tre volte; ma anche allora, nel pianto, sarà capace di pentirsi (cf. Lc 22,54-62) e – ravvedutosi sempre per volontà del Signore (cf. Lc 22,32) – tornerà a confermare i suoi fratelli.

Il racconto si conclude con un’annotazione che, nella sua brevità, può riassumere il senso di un’intera vita: i tre pescatori «tirate le barche a terra, lasciarono tutto e seguirono Gesù». Quegli uomini che dicono «sì» a Gesù e lo seguono, fanno questo al prezzo di una scelta che comporta dei «no» chiari e netti: essi devono rinunciare al loro lavoro professionale, abbandonare la famiglia e la casa (cf. Lc 18,29). Queste rinunce però hanno un senso a patto che non vengano vissute con l’atteggiamento di schiavi costretti a portare un peso schiacciante; no, esse possono essere assunte in profondità solo da chi accetta liberamente di non anteporre nulla all’amore di Cristo, di «stare con lui» (cf. Mc 3,14) nella certezza che «il suo amore vale più della vita» (cf. Sal 63,4). È stato così per Pietro, Giacomo, Giovanni e tanti altri nel corso della storia; può essere così anche per noi, oggi.

 

Enzo Bianchi

Oggi si compie per voi la Scrittura
Il vangelo festivo Anno C
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DI ENZO BIANCHI