II domenica di Pasqua

 

Nei giorni che seguono la morte di Gesù, i discepoli si trovano in casa, ripiegati su di sé non solo «per paura dei Giudei», ma anche perché resi schiavi dal timore della morte (cf. Eb 2,15); eppure sono abitati da un’inesprimibile attesa, suscitata dall’annuncio di Maria di Magdala: «Ho visto il Signore!»… Gesù prende l’iniziativa e si manifesta ponendosi «in mezzo a loro» quale Signore veniente; egli infonde nei loro cuori la pace, proprio mentre mostra loro i segni della sua passione. Gesù è vivo, ma il suo aver sofferto fino alla morte non può essere cancellato, e per questo le impronte della passione restano indelebili nel suo «corpo spirituale» (1Cor 15,44.46), trasfigurato dalla resurrezione. Alitando poi sui discepoli, con un gesto che li ricrea (cf. Gen 2,7) e li fa passare dalla morte alla vita (cf. Ez 37,9), il Risorto comunica loro lo Spirito santo. In tal modo li abilita all’unica missione essenziale: rimettere i peccati, perdonare in nome di Dio tutti gli uomini. Sì, la chiesa testimonia la resurrezione di Gesù annunciando e attuando tra gli uomini la remissione dei peccati!