XXII domenica del tempo Ordinario

 

Poi Gesù dice a colui che lo ospita: «Quando offri un pranzo, non invitare i tuoi amici, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anch’essi non ti invitino e tu abbia il contraccambio. Al contrario, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi». Per noi uomini cosa c’è di più normale che invitare le persone a cui siamo legati da vincoli di amicizia e amore, che a loro volta ci inviteranno? Ma Gesù rivela il sentire «folle» di Dio, che nel banchetto del Regno assegna ai poveri i posti migliori, agli ultimi i primi posti (cf. Lc 13,30). E così afferma che chi vuole essere suo discepolo deve bandire dal proprio cuore e dal proprio comportamento tutto ciò che è ispirato alla logica del «contraccambio», della «reciprocità». Del resto lo aveva già detto con parole paradossali: «Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende del tuo, non richiederlo … Prestate senza sperarne nulla» (Lc 6,30.35). Questa è la logica che ha animato l’agire di Gesù, colui che ha accordato un privilegio agli ultimi, a coloro che erano trascurati da tutti, per narrare loro la vicinanza di Dio. È in questo modo che Gesù ha raccontato il Dio che dice: «Io, il Signore, sono il primo e io stesso sono con gli ultimi» (Is 41,4), e ce ne ha mostrato il volto.

Conoscendo il cuore del Padre, egli può dunque concludere: «Sarai beato perché essi non hanno da ricambiarti. Riceverai invece la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti». La beatitudine insita nell’amore vissuto e insegnato da Gesù è la gioia dell’amare in perdita, nella coscienza che l’amare è ricompensa per chi ama; è la beatitudine di chi spera come unica ricompensa la comunione con Dio nel Regno. Sì, «l’avere in noi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù» (cf. Fil 2,5) ci conduce già oggi alla felicità: vivere con lui e come lui è la nostra gioia beata.

 

Enzo Bianchi

Oggi si compie per voi la Scrittura
Il vangelo festivo Anno C
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DI ENZO BIANCHI  

 

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