Funerale di don Luigi Pozzoli

 

C’era il miracolo dell’amicizia quando ci ritrovavamo per stare insieme qui, o a Bose, o a Saint Jacques di Champoluc, per guardarci negli occhi sorridendo. Quell’amicizia che ci faceva parlare della chiesa a volte con gioia, soprattutto nei decenni del Concilio; poi ne abbiamo parlato spesso con sofferenza, perché grande, essenziale, decisivo era ed è il nostro amore per la chiesa. Sapevamo e sappiamo che «la vera chiesa non è quella che siamo pronti a denunciare!», come diceva don Luigi.

Don Luigi ci ha parlato, ma ci parla ancora; ha pregato per noi, ma ora prega per noi ancora di più; ha gioito con noi, ma ora gioisce ancora di più, in una comunione che lui sente più vera e più profonda di quanto possiamo sentirla noi. A questa tavola eucaristica, unica sulla terra e sull’altare del cielo, egli è commensale con noi e ci dice: «Communicantes in unum».

E voglio concludere con una preghiera che don Luigi ha scritto alla fine del suo L’abito rosso (Scheiwiller, Milano 2003, pp. 136-138):

Signore, vedi, siamo qui, semmchi.
In questo punto di un cammino che tu conosci.
Non lasciarci soli, abbandonati a noi stessi.
Non lasciarci smarriti.
«Ora lascia che il tuo servo se ne vada in pace»,
perché è venuta l’ora: L'èurade'ndà.

ENZO BIANCHI