Per cattolici e laici la sfida dei giorni cattivi

 Lo stesso Benedetto XVI ha detto e ripetuto che “la chiesa non deve imporre ai non credenti una prospettiva di fede”, che essa “non vuole imporre a coloro che non condividono la fede prospettive e modi di comportamento che appartengono ad essa”, ma che la chiesa intende ribadire quello che reputa un cammino di umanizzazione, un vero servizio all’uomo. Sì, la chiesa ha il dovere e il diritto di intervenire pubblicamente in difesa dell’umanesimo in cui crede e non deve essere zittita nel suo annunciare a tutti il messaggio del Vangelo!

Sovente però alcuni cattolici sembrano voler costituire gruppi di pressione in cui la proposta non avviene nella mitezza e nel rispetto dell’altro, ma diventa intransigenza arrogante, e contrapposizione a una società giudicata malsana e priva di valori. No, non è con questo giudizio e disprezzo dell’altro ritenuto incapace di etica, non è misconoscendo la pluralità dei valori presenti anche nella società non cristiana che si può stare nella storia e tra gli uomini secondo lo statuto evangelico. Come ha ricordato di recente un cattolico di attestata fedeltà, Giorgio Campanini, da questo acuirsi della tensione tra cattolici e laici può solo derivare un costo altissimo: l’accusa verso la chiesa di atteggiamenti impietosi e arcigni, poco rispettosi delle scelte del singolo e dunque privi di saggezza pastorale.

Pubblicato su: La Stampa