La primavera della chiesa

Se davvero con papa Francesco si imbocca una riforma evangelica della chiesa, non si deve cadere in un facile ottimismo o in un’atmosfera da canto di “vittoria”. Perché più la chiesa si fa conforme al suo Signore, più conosce fatica, sofferenza e finanche lacerazioni: c’è una necessitas passionis della chiesa che è dovuta a quella che è stata la necessitas passionis del suo Signore Gesù Cristo. Quel che è avvenuto per Gesù, avverrà per la chiesa e per ogni comunità cristiana, se è conforme al suo Signore, perché le potenze mondane messe al muro dalla “logica della croce” (1Cor 1,18) si scateneranno e questo causerà un “urto” con il mondo, quella realtà che Francesco chiama mondanità. La conversione di ciascuno, e ancor più quella della chiesa, comporta tutto questo. La chiesa è sempre tentata di arrendersi al mondo, non mostrando più la differenza cristiana, svuotando la croce, annacquando il Vangelo, piegandosi alle richieste mondane; oppure è tentata di affrontare il mondo con intransigenza e di munirsi delle stesse armi della mondanità: presenza gridata, volontà di contare e di contarsi, atteggiamento da gruppo di pressione. In particolare sarà sempre difficile realizzare “una chiesa povera, di poveri e per i poveri”, una chiesa che non conti sui potenti di questo mondo.
Dunque l’entusiasmo per papa Francesco è grande e non va spento, ma occorre restare vigilanti e soprattutto essere consapevoli che, se il papa non è aiutato dai vescovi, dai presbiteri e dal popolo, non riuscirà a fare nessuna riforma. Le riforme hanno bisogno della conversione e del sostegno del popolo di Dio, non possono essere compito di uno solo. Papa Francesco avrà contro soprattutto il vento delle potenze avverse, perché dovrà faticosamente intrecciare le riforme ecclesiali con il principio sinodale. E come ogni profeta sarà più ascoltato – come è avvenuto per il Battista e per Gesù – da quelli che si riconoscono peccatori, “pubblicani e prostitute” (cf. Mt 21,2; Lc 7,34; 15,1), “samaritani e stranieri” (cf. Lc 17,38; Gv 4,39-40), piuttosto che da quelli di casa sua.
Mi diceva Hans Urs von Balthasar: “La chiesa ha conosciuto poche primavere, sempre interrotte da gelate repentine”. Apprestiamo tutto perché questa primavera sbocci e dia i suoi frutti.

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La Repubblica, 4 dicembre 2013
di ENZO BIANCHI

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