Nelle vigne l'amore per la vita

Guardare le vigne significa provare gioia e malinconia insieme, una malinconia che un tempo era accresciuta perché quelli erano anche i giorni delle migrazioni, dei mezzadri che lasciavano la cascina e la vigna lavorata in affitto per altre terre e altre viti. “Fanno San Martino”, ci dicevano, e noi bambini salutavamo commossi i nostri compagni di scuola, senza capire perché mai quel santo chiedesse agli uni di partire e agli altri di restare. Erano quelli, e lo sono ancora, i giorni in cui il cielo si spoglia delle ali di tanti uccelli che avevano rallegrato l’estate: anche tra loro, alcuni partono e altri restano, ciascuno alla ricerca di una vita possibile per sé e per i propri piccoli. Giorni di malinconia, attenuati da qualche ora di tiepido sole prima di giungere alle soglie dell’inverno: non a caso la si chiamava la “stagione dei morti”.

Intanto però il vino è fatto e se ne sta quieto nelle botti, avendo calmato i suoi bollori. Finito il tempo del lavoro nella vigna, è il vino ora a lavorare silenzioso in cantina: si affina in modo misterioso, costruisce il suo carattere e, come la vigna da cui proviene, chiede a sua volta attesa, pazienza a chi lo ha fatto e curato...

Pubblicato su: La Stampa